Associazione Nazionale Alpini

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Centenario della Grande Guerra

 

 

 

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17/02/2017

Gli alpini incontrano gli studenti di Bobbio

BOBBIO Gli alpini del Gruppo di Bobbio con il loro capogruppo Gianni Bellagamba sono tornati sui banchi di scuola con i ragazzi delle due terze della scuola secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo di Bobbio, per parlare, a distanza di 100 anni, dela Prima Guerra Mondiale. L’incontro è stato coordinato dagli alpini Carlo Veneziani e Carlo Magistrali del Centro Studi dell’Ana di Piacenza.

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16/02/2017

Arte, teatro e musica: a Sarmato protagonista sarà la Grande Guerra

Si annuncia come grande evento di respiro nazionale, a cavallo tra mostra d’arte, spettacoli musicali e teatrali, proiezioni cinematografiche, in un’area allestita. Sarmato si prepara così a festeggiare il centenario della Prima Guerra Mondiale con appuntamenti organizzati dal gruppo Alpini di Sarmato – capogruppo Sesto Marazzi – con l’Anspi.

Una mostra “disarmata”

L’evento – che è previsto per il mese di maggio – ha ottenuto nei giorni scorsi l’ok dei vertici sezionali Ana (il presidente Roberto Lupi, il responsabile del Centenario Carlo Venenziani e il consigliere di vallata Enrico Bergonzi) e girerà attorno alla grande mostra “L’altra faccia della Grande Guerra” realizzata dal pittore Sergio Bollani di Arena Po (Pavia) che raffigura su diverse tele tutti gli eserciti che hanno partecipato alla prima guerra mondiale (italiani, americani, tedeschi, francesi, austriaci, inglesi, canadesi, australiani, rumeni, belgi e cinesi): tutti in divisa ma rigorosamente senz’armi, per concentrare l’attenzione sulle espressioni dei soldati e sulla loro umanità all’interno della tragedia bellica. Un’esposizione “grande” in tutti i sensi, poiché gran parte dei dipinti presenti sono di dimensioni monumentali (anche otto metri). «Non tutti i comuni hanno spazi così grandi per poterla ospitare» spiega Marazzi. «A Sarmato, grazie all’allestimento speciale dell’architetto Roberto Accorsi, saranno occupati il portico degli Alpini e il tendone delle feste. La mostra nei luoghi dove è già stata allestita, come a Vigevano, ha avuto così successo da essere stata prorogata. E stiamo già lavorando perché Bollani porti la sua testimonianza artistica anche ai ragazzi delle scuole».

Parole e musica

Spazio sarà riservato anche agli spettacoli. A Sarmato si esibirà, infatti, il “Famoso Coro” di Cantù che, in costume o divise dell’epoca, presenterà al pubblico canti e scene della Grande Guerra. Ad affiancare i coristi sarà la Post Scriptum Orchestra, un gruppo teatrale e musicale di attori professionisti che poterà in scena lo spettacolo “Note dal fronte 1914-1918” con testimonianze e canzoni dalle trincee di tutta Europa, unite a suggestioni letterarie tra Céline, Remarque, Brecht o Édith Piaf.

DA POCO RESTAURATO - Si proietta il film “Maciste Alpino” girato nel 1916

Una delle “chicche” della grande mostra sarmatese sarà il recupero e la proiezione – in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino – del film muto “Maciste Alpino”, girato nel 1916 e diretto da Luigi Romano Borgnetto e Luigi Maggi con la supervisione di Giovanni Pastrone (il regista del kolossal Cabiria). Uno straordinario documento della Itala Film restaurato nel 2014 che cala il personaggio di Maciste – Bartolomeo Pagano – all’interno della Grande Guerra, in divisa alpina tra neve e trincee. E contro la sua forza immensa, i soldati austriaci potranno fare ben poco.

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3/2016

CASTEL SAN GIOVANNI - PELLEGRINAGGIO A CIMAGRAPPA

Nell’ambito delle celebrazioni per ricordare il centenario della Grande Guerra, il Gruppo Alpini di Castel San Giovanni e il Coro Alpini Val Tidone hanno organizzato un pellegrinaggio a Cima Grappa, luogo di grandi e tristi ricordi e teatro di combattimenti durissimi con innumerevoli perdite umane sia da parte italiana che da parte austriaca. Il primo appuntamento è stato la S.Messa nella Chiesetta della Madonna posta in cima al Sacrario celebrata dal Parroco di Romano d’Ezzelino Don Gian Romano Gnesotto, già Sacerdote della Parrocchia di Castelnuovo Val Tidone, e animata dal Coro ANA V.T., sotto la direzione del maestro Capuano. Al buon esito del pellegrinaggio hanno collaborato: la Sezione ANA di Feltre nella persona dell’alpino Da Poian Giovanni, amico fraterno e commilitone di Tarcisio Bassi, con la collaborazione dei soci Cozzi, Zatta, Vettoretto, del Capogruppo Mione e di Nicola Ceccato, con il direttore del coro ANA Piave, Speranza. Il loro contributo è stato determinante per le indicazioni precise, per la gioiosa accoglienza, per la guida al Museo. I ringraziamenti e i calorosi saluti di commiato sono stati lo specchio di un’amicizia che durerà nel tempo. Tarcisio Bassi

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3/2016

Carpaneto - Il restauro delle stele di Viale delle Rimembranze è terminato

In attesa di poter iniziare la collocazione di quelle destinate al lato ovest del Viale, non ancora ultimato, abbiamo provveduto alla collocazione di 67 stele nel giardino del Cimitero di Carpaneto. Queste stele sono però destinate al lato Est del Viale, per cui, quando verranno rimessi gli alberi anche da quel lato, dovranno essere spostate. Peccato! A noi e a molti concittadini che hanno frequentato il cimitero nei giorni dedicati ai defunti, questa sistemazione (con qualche opportuna modifica) piace molto. C.V.

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3/2016

SEMINATORI DI PACE E DI FUTURO

Nei primi giorni di novembre si è rinnovato, l’appuntamento al Teatro President, organizzato dalla Famiglia Piasinteina, in collaborazione con la Sezione provinciale A.N.A., per commemorare il Centenario della Grande Guerra. Seminatori di pace e di futuro. “Gli alpini... una leggenda”, un titolo che, in poche parole, racchiude la partecipazione al tragico evento di un Corpo che ha dato il suo valido apporto, dimostrando la caratteristica generosa e tangibile dedizione alla causa della Patria. Ideatore dei testi e regista della magnifica rappresentazione, il tenente alpino Fausto Frontini, che anche quest’anno ha condotto la serata con maestria e professionalità, catturando l’attenzione di un pubblico numeroso e particolarmente attento. Quale migliore inizio dell’esecuzione del coro del “Nabucco, (Va pensiero..)”, cantato dai giovanissimi alunni della scuola primaria del Terzo Circolo Didattico ottimamente diretti dal M° Raffaella Fellegara e accompagnati da un’eccellente “Ensemble di strumenti a fiato” composto da giovani musicisti del Liceo musicale “Nicolini” diretto dal M° Luciano Caggiati. Prima il coro A.N.A Valtidone diretto dal M° Dino Capuano e poi il Coro A.N.A. Valnure diretto dal M° Edo Mazzoni si sono esibiti nelle più famose cante alpine, seguite ogni volta, dai calorosi applausi di un pubblico visibilmente compiaciuto e commosso. Frontini ha affermato: “Partiamo da una figura che per noi resta fondamentale ed indelebile, quella del nonno, spesso testimone di tristi vicende che rimangono ancora vive nei ricordi di chi ha vissuto questo infausto periodo della nostra storia”. Accadimenti ed episodi che hanno caratterizzato il disastroso evento nel quale ben 180mila soldati morirono, non solo in azioni di guerra, ma anche assiderati dalle temperature umanamente insopportabili, sui ghiacciai delle più impervie montagne (la morte bianca), sono stati il filo conduttore della serata. Magistralmente interpretati dalle suggestive voci dei narratori: Grazia Alicanti, Franco Baudo, Cesare Ometti, Giuseppe Spiaggi e Romano Tagliati, i testi puntualmente commentati con l’ausilio di fotografie e filmati, opportunamente scelti da Alberto Cacciamani. Fra questi citiamo ad esempio la vicenda del tenente Giuseppe Rossi che venne fucilato per aver preso le difese del gruppo dei suoi soldati, addossandosi la colpa di non averli spinti ad un impari e sicuramente mortale scontro con il nemico. Incolpato dal suo generale di “Non amare la guerra” rispose ”Chi ha vissuto la guerra può amare solo la pace”. Da ricordare anche il racconto di quanto accaduto a due giovani tenenti (Felix austriaco, Nicolò italiano) nemici, in quanto schierati su fronti opposti, tragicamente costretti a combattere, nonostante la reciproca convinzione di un inutile odio, procurato dal fatto di trovarsi coinvolti in una guerra dove la comprensione fra esseri umani non è tollerata. A completare lo spettacolo la splendida voce di Marina Lanteri accompagnata dal fisarmonicista Beppe Carnevale ha magnificamente interpretato alcune canzoni riferentesi a quel periodo storico. Sono seguiti i brevi interventi dell’assessore comunale Tiziana Albasi, e del Presidente sezionale Roberto Lupi che hanno ringraziato autori, interpreti ed organizzatori per la magnifica rappresentazione. Molto appropriata e significativa la chiosa del ten. alpino Frontini: “Il lavoro presentato questa sera vuole essere un inno al coraggio, al senso di responsabilità e dell’onore ed il “Gloria” alla montagna. Perchè la montagna è la vita nella sua essenzialità e semplicità. Semplicemente questo prima che diventasse tragicamente altro, cioè la morte nella sua assurda follia. In questa maniera vogliamo mettere la penna nera sul cuore, su ogni cuore, di qua e di là dalle frontiere, di qua e di là della lingua parlata da un popolo o da un altro. Il cuore, ogni cuore batte sotto ogni divisa, magari non parla ma batte in ogni creatura. E batte il tempo della più bella marcia trionfale dove non c’è più differenza tra vincitori e vinti, tra Felix Hect tenente di Kaiserjaeger e Nicolo’ degli Albizzi, tenente degli Alpini. “Ciao Felix, Ciao Nicolò, Ciao a tutti gli altri!”. La platea tutta in piedi e un fragoroso e prolungato applauso è stato l’epilogo della serata. Dino Lombardi

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16/11/2016

Memorie di guerra per seminare la pace

Teatro President gremito per l’evento degli alpini piacentini. Dal Nabucco cantato dai bambini del Terzo Circolo all’inno di Mameli. Soddisfatto il regista Fausto Frontini: «C’è chi è andato a casa con una penna nera sul cuore»

Ci sono più di quattrocento persone ad applaudire gli alpini, al teatro President, in occasione dello spettacolo “Gli Alpini, seminatori di pace e di futuro”. Molti restano in piedi, perché è impossibile sedersi. L’occasione si inserisce nelle celebrazioni per il centenario dalla Prima Guerra Mondiale e chi c’era è uscito dalla sala «con una Penna Nera sul cuore», come spiegato dal regista e creatore dei testi, Fausto Frontini. La serata è stata aperta dal coro del Nabucco “Va Pensiero”, cantato dai bambini del Terzo Circolo Didattico, diretti da Raffaella Fellegara, e si è chiusa, tutti in piedi e mano sul cuore, con l’Inno d’Italia: i bambini indicano il futuro, il passaggio di consegne di valori alpini, perché vengano tramandati alle generazioni future; il fatto che tutti, compresi gli organizzatori e l’assessore comunale Tiziana Albasi sul palco, abbiano voluto cantare quell’Italia “desta”, segna la volontà degli Alpini di ricordare le proprie radici, il senso della Patria, il valore della parola data. Il coro dei piccoli è stato accompagnato dall’Ensemble di fiati del Conservatorio Nicolini, con il maestro Luciano Caggiati; a seguire, si sono esibiti, in canzoni struggenti, capaci di raccontare la montagna, la perdita dei compagni e dei fratelli, il Coro Ana Valtidone, con il maestro Dino Capuano, e il Coro Ana Valnure, diretto dal maestro Edo Mazzoni. La serata è stata impreziosita dalla magnifica voce di Marianna Lanteri con il fisarmonicista Beppe Carnevale. Narratori e voci recitanti, proiezioni di filmati e fotografie ben scelte hanno completato il quadro dei protagonisti. Il foltissimo pubblico ha applaudito a lungo, dando voce ad una partecipazione emotiva molto intensa. «Partiamo da una figura che per tutti noi resta indelebile, quella del nonno», ha spiegato dal palco Frontini, ricercando quel legame con il passato che è diventato ponte per il futuro, in tutto lo spettacolo, in un’alternanza continua tra ieri e oggi, accomunati dai valori identitari più profondi. Tra i deliri della guerra e i falsi miti della Patria, o nel ricordo dei corpi lacerati e straziati dalle granate, tra i bucaneve, quello che i relatori hanno lasciato emergere è che “Chi ha vissuto la guerra può amare solo la pace”. Non importa da che parte si combattesse: «Vogliamo ricordare due tenenti giovani, teoricamente uno contro l’altro secondo le logiche della guerra, ma di fatto due vite spezzate. Ciao Felix, ciao Nicolò, ciao a tutti gli altri», è stato detto, tra le lacrime di commozione, al pensiero delle giovani vittime della Prima guerra mondiale. «La fratellanza è un antidoto alla fragilità, in un momento in cui il fanatismo è ancora tristemente d’attualità », è un altro dei leit motiv che sono stati ribaditi nella serata, come balsamo per l’anima, accompagnati dai canti friulani, dal Silenzio, e dalla ricerca dei sogni di casa, di amore per il prossimo. Gli alpini hanno voluto ricordare i morti onorando la vita e il servizio per gli altri, come dimostrato durante il terremoto in centro Italia. A ricercare i video dell’evento, organizzato dalla sezione Alpini di Piacenza e dalla Famiglia Piasinteina guidata da Danilo Anelli, è stato Alberto Cacciamani. Sul palco, Franco Baudo, Romano Tagliati, Giuseppe Spiaggi, Grazia Alicanti, Cesare Ometti. Elisa Malacalza

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10/11/2016

“Alpini ieri e oggi”: convegno e video

Domenica a Castellarquato con importanti ospiti, ingresso libero

CASTELLARQUATO - (d.men) Domenica 13 novembre alle ore 15,30 al palazzo del Podestà di Castellarquato si terrà un interessante convegno con importanti ospiti sul tema “Alpini ieri e oggi”. Interverranno: il generale di Lugagnano Fabrizio Castagnetti, che è stato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Antonio Barbieri, 96 anni, l’alpino più anziano della sezione, protagonista di un’interessante video intervista; il presidente della Sezione Alpini di Piacenza Roberto Lupi, il coordinatore provinciale della Protezione Civile dell’Ana (Associazione Nazionale Alpini) di Piacenza Maurizio Franchi, il responsabile del centro studi Ana di Piacenza Carlo Veneziani, Giuliana Ceriati ispettrice delle infermiere volontarie di Piacenza. L’ingresso all’evento -patrocinato dall’amministrazione comunale di Castellarquato - è libero e gratuito. Con l’occasione verranno presentati alcuni brevi video realizzati dall’associazione culturale Terre Piacentine. A chiusura della tavola rotonda, si terrà un “happy hour” alpino. Significativo che l’Unità sezionale di Protezione Civile degli Alpini piacentini sia intervenuta nelle terre del Centro Italia flagellate dal sisma. Un segno dell’evoluzione e della trasformazione della mission degli alpini che da corpo militare di guerra, impiegate nei conflitti nelle zone di alta quota, oggi sono diventati forza di pace nei vari scenari di guerra, e persino propulsori di iniziative nel mondo del volontariato e della protezione civile.

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06/11/2016

Martedì al cinema President alpini “seminatori di pace”

Canti, video e poesie per le penne nere

Parteciperanno Marianna Lanteri, Beppe Carnevale, Franco Baudo, Romano Tagliati, Giuseppe Spiaggi, Grazia Alicanti, Cesare Ometti, l’ensemble di fiati del "Nicolini" diretto da Luciano Caggiati, il coro "Le voci del terzo" con il maestro Raffaella Callegari, il coro "Quattro valli", quello dell’Ana Valtidone guidato da Dino Capuano, e quello Ana Valnure, diretto da Edo Mazzoni. Sarà una grande festa, nel più solidaristico spirito di come lo intendono loro, gli alpini. A loro "Seminatori di pace e di futuro" è ispirata - e dedicata - la ricca iniziativa su cui si alzerà il sipario il prossimo martedì 8 novembre, dalle 21, al Teatro President di via Manfredi. Inserito all’interno del cartellone di eventi organizzati in occasione del centenario della Grande Guerra (1915-1918), l’appuntamento, come già ampiamente preannunciato, unirà in un’unica narrazione tante immagini significative, canti, video, poesie, in cui si evidenziano da una parte le sofferenze patite, dall’altra, il recupero dei sentimenti, del riconoscimento del rispetto della vita, dello spirito di fratellanza e solidarietà, in una continua sovrapposizione tra passato e presente. A ideare e curare i suggestivi testi dell’evento, organizzato dalla sezione Alpini di Piacenza e dalla Famiglia Piasinteina guidata da Danilo Anelli, è stato Fausto Frontini, anche regista del confronto tra passato e presente che andrà in scena; a ricercare video e grafiche, Alberto Cacciamani, che attraverso viaggi significativi, la scorsa estate, ha ripercorso le tappe del valore alpino durante la Guerra, portando a casa numerosi documenti visivi. Sui contenuti dello spettacolo è stato Frontini a spiegare: «Abbiamo voluto sottolineare come la storia, che dovrebbe essere maestra di vita, riproponga drammaticamente e continuamente, artefici sempre gli uomini, situazioni causa di dolore e sofferenza». Aggiungendo che «la guerra, ogni guerra, è un’offesa alla ragione. E un delitto verso l’umanità intera. Anche oggi gli Alpini sono un reale e concreto esempio di civiltà e umanità, impegnati a soccorrere la gente colpita dal terremoto in centro Italia. Noi abbiamo "Amatrice nel cuore"». Il presidente di Ana Piacenza, Roberto Lupi, con il vicepresidente Pierluigi Forlini, e Carlo Veneziani, responsabile del Centro studi della sezione, ha sottolineato l’importanza di iniziative come quella dell’8 novembre: «Ricordiamo i morti aiutando i vivi, da sempre. La nostra visione della società non è retorica ma diventa stile di vita, condizione di civiltà, di pace. Sì, gli Alpini sono realmente seminatori di pace e di futuro». L’ingresso costa dieci euro. Olter alla prevendite sarà possibile acquistare il biglietto il giorno dello spettacolo, dalle 20.

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30/10/2016

l’evento - L’ingresso costa 10 euro, prevendite al via

Al President l’8 novembre gli alpini “seminatori di pace”

Canti, video, poesie sulla Grande Guerra

Hanno orgoglio per il passato e grande speranza nei giovani: per questo gli Alpini sono “Seminatori di pace e di futuro”. Non a caso, così recita il titolo della ricca iniziativa su cui si alzerà il sipario il prossimo 8 novembre, dalle 21, al Teatro President di via Manfredi. Inserito all’interno del cartellone di eventi organizzati in occasione del centenario della Grande Guerra (1915- 1918), l’appuntamento unisce in un’unica narrazione molte immagini significative, canti, video, poesie, in cui si evidenziano da una parte le sofferenze patite, dall’altra, il recupero dei sentimenti, del riconoscimento del rispetto della vita, dello spirito di fratellanza e solidarietà, in una continua sovrapposizione tra passato e presente. A ideare e curare i suggestivi testi dell’evento, organizzato dalla sezione Alpini di Piacenza e dalla Famiglia Piasinteina guidata da Danilo Anelli, è stato Fausto Frontini, anche regista del confronto tra passato e presente che andrà in scena; a ricercare video e grafiche, Alberto Cacciamani, che anche attraverso viaggi significativi, la scorsa estate, ha ripercorso le tappe del valore alpino durante la Guerra, portando a casa numerosi documenti visivi. «Abbiamo voluto sottolineare come la storia, che dovrebbe essere maestra di vita, riproponga drammaticamente e continuamente, artefici sempre gli uomini, situazioni causa di dolore e sofferenza», ha spiegato Frontini. «La guerra, ogni guerra, è un’offesa alla ragione. E un delitto verso l’umanità intera. Anche oggi gli Alpini sono un reale e concreto esempio di civiltà e umanità, impegnati a soccorrere la gente colpita dal terremoto in centro Italia. Noi abbiamo “Amatrice nel cuore”». Il presidente di Ana Piacenza, Roberto Lupi, accanto al vicepresidente Pierluigi Forlini, e a Carlo Veneziani, responsabile del Centro studi della sezione, entrambi in prima linea per la buona riuscita dell’atteso evento, ha sottolineato l’importanza di iniziative come quella dell’8 novembre: «Ricordiamo i morti aiutando i vivi, da sempre. La nostra visione della società non è retorica ma diventa stile di vita, condizione di civiltà, di pace. Sì, gli Alpini sono realmente seminatori di pace e di futuro». Parteciperanno Marianna Lanteri, Beppe Carnevale, Franco Baudo, Romano Tagliati, Giuseppe Spiaggi, Grazia Alicanti, Cesare Ometti, l’ensemble di fiati del “Nicolini” diretto da Luciano Caggiati, il coro “Le voci del terzo” con il maestro Raffaella Callegari, il coro “Quattro valli”, quello dell’Ana Valtidone guidato da Dino Capuano, e quello Ana Valnure, diretto da Edo Mazzoni. L’ingresso costa dieci euro. Sarà possibile acquistare le prevendite, al President, mercoledì dalle 17 alle 18 e sabato dalle 9.30 alle 11.30. Il giorno dello spettacolo, dalle 20. malac.

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2/2016

VIGOLZONE - PROGETTO SCUOLE

Gli alpini di Vigolzone, assieme al resposanbile sezionale del Centro Studi Carlo Veneziani, si sono recati alla Scuola Media di Vigolzone per ricordare i cento anni della Prima Guerra Mondiale, in collaborazione con la prof. Anna Rebecchi che ha coordinato tutte le attività. Il progetto si è sviluppato in tre incontri di cui due nel corso mese di Febbraio, anche con la proiezione di filmati che raccontano la storia delle Crocerossine in tempo di guerra e di pace. Oltre all’alpino Carlo Veneziani erano presenti i Consiglieri Giovanni Carini ed Enrico Bergonzi. Il terzo incontro a Giugno ha visto la partecipazione diretta degli studenti che, aiutati dall’insegnante Orietta Piccinini, hanno preparato ed allestito una mostra dedicata, intitolata “Per non dimenticare”. Oltre al Presidente nazionale Sebastiano Favero hanno partecipato il Presidente della provicnia Francesco Rolleri, il Capogruppo Romano Mariani e gli Alpini Matteo Ghetti, Renato Giraldi, Mario Cavanna, Elio Scrivani e Carlo Bernazzani. Grazie alla disponibilità della Sezione e alla collaborazione degli insegnanti sono stati bellissimi momenti di condivisione di ricordi e storie. Vedere la partecipazione attiva dei ragazzi è stata una grande soddisfazione per tutto il gruppo. Romano Mariani

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2/2016

PRESENTATO IL LIBRO “RAMMENTO I BEI GIORNI TRASCORSI”

La serata, condotta dal presidente sezionale Roberto Lupi, si è svolta nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese ed è iniziata con l’intervento dell’assessore alla cultura di Piacenza prof. Tiziana Albasi che ha cordialmente salutato i presenti, ed ha aggiunto, “a nome personale e dell’amministrazione Comunale, mi sento orgogliosa di ospitare la sezione degli alpini piacentini, che ammiro e verso i quali nutro notevole stima, e tutti i convenuti, alpini e non, in questo particolare contesto, abbellito da un pregevole restauro conservativo.” Lupi ha quindi presentato l’autore del libro Gianluca Misso che ha brevemente illustrato il contenuto della sua opera iniziata nel 2010 attraverso ricerche fatte nella Biblioteca di Sarmato e nell’Archivio di Stato di Piacenza sulla lapide del monumento ai Caduti sita nel cimitero di Sarmato. Ha poi preso la parola il gen. Eugenio Gentile che nella sua recensione del volume ha voluto mettere in evidenza i racconti di fatti ed avvenimenti storici vissuti da “gente comune, che venne utilizzata per combattere guerre, che non avevano certamente voluto nè condiviso”. La prof. Anna Tanzi, sindaco di Sarmato, ha quindi rivolto un particolare ringraziamento a coloro che, fornendo documenti personali e altro, hanno contribuito alla stesura del prezioso volume che può stimolare, soprattutto nei giovani lettori, l’interesse alla conoscenza dei fatti e degli avvenimenti vissuti dai nostri soldati. A conclusione il capogruppo sarmatese Sesto Marazzi ha ringraziato l’autore che ha saputo validamente realizzare un’opera che farà parte della storia, a futura memoria, del nostro passato. Dielle

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2/2016

CONCORSO NAZIONALE SUL “MILITE NON PIÙ IGNOTO”

In occasione della celebrazione del centenario della Grande guerra l’A.N.A. nazionale, ha indetto il Concorso sul ” Milite non più ignoto “ per coinvolgere alunni e studenti di ogni ordine e grado a riportare alla luce il ricordo di coloro che hanno sacrificato la vita combattendo per la Patria. Gli alunni della scuola Primaria insieme a quelli delle Medie e ai giovani studenti del Liceo di Fiorenzuola hanno accettato volentieri di partecipare alla impegnativa, ma interessante iniziativa. Obiettivo del progetto è stimolare nei giovani l’interesse per venire a conoscenza di un’epoca lontana dall’odierna, per sottrarre all’oblio una parte indimenticabile della nostra storia. Le riflessioni sul monumento ai Caduti sito sull’omonima piazza sono state lo spunto principale per iniziare le ricerche sugli oltre 200 giovani fiorenzuolani che non sono più tornati dalla Grande Guerra. Protagonisti dell’interessante serata, svoltasi nell’aula magna “Conni” del polo superiore, sono stati gli allievi di differenti età, frequentanti scuole ed istituti della città, che hanno saputo abilmente esporre gli elementi raccolti nelle loro ricerche, scrupolosamente effettuate presso l’archivio storico comunale, in quello della Curia e sull’Albo d’oro dei Caduti dai quali sono emersi: fogli matricolari, lettere e altri documenti. Sono stati inoltre presi in esame altri monumenti, lapidi cimiteriali e soprattutto la narrazione di racconti di famigliari dei Caduti che hanno fornito preziose informazioni. La classe 5ª elementare guidata dall’insegnante Natalina Troglio e con l’aiuto, per la parte multimediale, degli alunni della 3ªE della scuola media accompagnati dalla prof. Barbara Corradi hanno collaborato alla ricerca delle fonti storiche insieme alle classi quarte A e B del Liceo “Mattei” dirette dalle proff. Giovanna Iasevoli e Paola Allegri per completare gli studi necessari per non lasciare che la memoria dei nostri militi venga dimenticata. Il competente giornalista Ippolito Negri, nel suo apprezzato intervento su vicende e personaggi attori della 1ª guerra mondiale, si è complimentato con i ragazzi che, sotto la guida degli insegnanti, hanno svolto un ottimo lavoro per rendere vivo il ricordo di quei giovanissimi soldati che hanno “lasciato la loro vita” in quel terribile evento. All’incontro, veramente intenso, emozionante e a tratti commovente, abilmente condotto dal consigliere sezionale Giorgio Corradi, hanno partecipato numerosi alpini con il capogruppo locale Alberto Mezzadri, Filippo Lombardi valido esperto di storia soprattutto locale, il presidente di sezione Roberto Lupi, il vice GianLuca Gazzola e il responsabile del Centro Studi Carlo Veneziani, che hanno premiato, gli alunni e i dirigenti scolastici Mauro Monti e Mario Magnelli. Presente anche il neosindaco Remo Gandolfi con l’assessore Marcello Minari. Il presidente Lupi ha poi consegnato a nome del Consiglio Direttivo Sezionale un contributo per l’acquisto di sussidi didattici ai responsabili sia del Liceo Mattei, sia dell’Istituto Comprensivo. Siamo dispiaciuti di aver tralasciato di pubblicare, per ragioni di spazio, alcune parti dell’interessante ed esaustivo contenuto trattato nella coinvolgente e piacevolissima serata. Dielle

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2/2016

SERATA COMMEMORATIVA SULLA GRANDE GUERRA

Il Gruppo alpini di Carpaneto il 28/05 ha presentato in collaborazione con la Fondazione Museo Storico di Trento e la Sezione SAT (Società Alpini Tridentini) il Film “Alpini in Adamello” di Luca Comerio, una pellicola in bianco e nero del 1918 della durata di 41 minuti. Comerio è stato uno dei grandi protagonisti della storia del cinema sul fronte dell’Adamello. Il film interamente girato dal vivo è uno dei più importanti documenti sulla guerra bianca di cui gli alpini sono stati protagonisti. Dopo i saluti di benvenuto ed una breve presentazione del filmato effettuata dal capogruppo Aldo Rigolli, sono state lette dal prof. Alberto Brenni alcune lettere di soldati piacentini al fronte. Successivamente l’Ing. Luigi Montanari ha illustrato le ripercussioni che la guerra ha avuto sul territorio locale. Carlo Veneziani

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2/2016

PELLEGRINAGGIO A CIMA GRAPPA

Domenica 5 giugno il Gruppo alpini di Carpaneto Piacentino si è recato in pellegrinaggio al sacrario di Cima Grappa. La visita rientra nel programma di iniziative messe in calendario dal gruppo per celebrare la ricorrenza del Centenario della Grande Guerra. Dopo aver letto libri e visionato filmati il ritrovarsi a percorrere la storia recandosi nelle gallerie e nelle trincee, ove i nostri nonni hanno vissuto e combattuto in condizioni terribili, ha suscitato nei partecipanti momenti di profonda commozione. Per raggiungere il Sacrario, situato a 1780 mt. s.l.m., al centro di quello che è un altopiano lungo 30 km. e largo 20 km., si percorre ancora la vecchia strada fatta costruire dal Generale Cadorna per portare le truppe sui luoghi dei combattimenti in quella che fu chiamata la battaglia del Grappa. La visita è iniziata con la salita al Sacrario dove riposano i resti mortali di 12.615 caduti italiani di cui 10.332 ignoti. Sulla scalinata di accesso in posizione centrale è situata la tomba del Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino che fu in comandante della 4ª armata passata alla storia con il nome “Armata del Grappa”. Alla sommità del Sacrario è posta la Cappella, elevata a Santuario e dedicata alla Madonna del Grappa, al cui interno in un momento di raccoglimento è stata letta la preghiera dell’Alpino. Proseguendo per la via degli Eroi, ai cui lati sono poste le “Are” che ricordano i luoghi delle battaglie combattute sull’altopiano del Grappa, si giunge alla parte nord del Sacrario dove riposano i 10.295 soldati austriaci di cui 10.000 ignoti. La visita è proseguita con il percorso effettuato nella galleria fortificata “Vittorio Emanuele III” nella quale abbiamo avuto accesso alle piazzole che ospitano ancora pezzi di artiglieria dell’epoca, all’infermeria, al locale cisterna che forniva acqua per i 15.000 soldati presenti. Alla fine del percorso si è visitato il Museo locale dove sono esposte armi, ordigni ed utensili di uso comune in quel periodo. Terminato il pranzo presso il Rifugio di Cima Grappa ci si è recati a Bassano per una breve visita alla cittadina e le rituali foto sul famoso Ponte dedicato agli Alpini. Carlo Veneziani

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13/08/2016

Veggiola, restaurato dagli alpini il monumento ai caduti in guerra

Gropparello - Il gruppo degli alpini di Veggiola ha recentemente restaurato il monumento ai caduti collocato sulla splendida terrazza panoramica su cui sorge anche la chiesa di San Pietro in Vincoli. Il centro abitato Veggiola, posto in territorio di Gropparello, è situata nella valle del torrente Riglio e conta oggi solo 33 abitanti. Il restauro del monumento è stato eseguito sotto la guida dell’alpino Giacomo Bertelli, con la collaborazione degli amici alpini Danilo Bocciarelli, Pierluigi Casazza, Maurizio Franchi della ditta Marmi Graniti Franchi Rinaldo Snc di San Giorgio, che ha fornito il materiale necessario per la sbiancatura e la pulizia. Il monumento era stato eretto negli anni ‘70 a ricordo dei caduti della prima e della seconda guerra mondiale per volontà del parroco don Alberto Angini, scomparso nel 1983. All’epoca la ditta Franchi aveva fornito i marmi e i materiali per la realizzazione del monumento che si erge nei pressi della chiesa che sorge isolata su un piccolo promontorio, con ampio sagrato antistante che è a tutti gli effetti una terrazza belvedere sullo splendido paesaggio collinare e montano che la circonda. Oltre che per la chiesa dalla facciata in stile neoclassico (fu completamente ristrutturata nel 1847), Veggiola è famosa anche per l’antico castello che sorge su un rilievo in mezzo a un suggestivo parco di alberi secolari. Inoltre dal terreno affiorano tracce dell’antica cinta murata che un tempo racchiudeva il fortilizio. Ornella Quaglia

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04/08/2016

Monumento ai caduti rimesso a nuovo dal Gruppo Alpini

Carpaneto - (p.f) Il Gruppo Alpini di Carpaneto, nel centenario della prima guerra mondiale e in concomitanza con il 95esimo anniversario della costruzione del Monumento ai caduti di Carpaneto, ha completato l’opera di manutenzione del monumento. I lavori erano iniziati nello scorso mese di gennaio con il ripristino della lampada votiva alla sommità del monumento ai Caduti della prima e seconda guerra mondiale, spenta da decenni, ed erano proseguiti con il rifacimento del prato e della siepe, il completamento dell’impianto di irrigazione, la riparazione di alcuni cordoli e colonnotti. L’opera è terminata recentemente con la manutenzione delle ruote del cannone della prima guerra mondiale, che ha previsto anche la sostituzione della parte in legno e la loro riverniciatura a cura degli alpini Vittorio Dall’O e Valter Casotti. Prossimo obiettivo, ha sottolineato il capogruppo degli Alpini di Carpaneto Aldo Rigolli, sarà la manutenzione del Monumento ai caduti di Ciriano, che è stato il primo costruito nella provincia di Piacenza subito dopo la fine della Grande guerra: venne infatti inaugurato nel lontano 1919

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16/07/2016

«Il ricordo dei nostri bisnonni al fronte per costruire il Paese»

Il consiglio comunale dei ragazzi ha incontrato gli alpini

SAN GIORGIO - Gli studenti delle scuole secondarie di San Giorgio hanno ricordato il centenario della Grande Guerra con un pomeriggio insieme agli alpini nel salone d’onore del Comune, alla presenza degli insegnanti e della vicesindaco Donatella Alberoni. «E’ fondamentale ricordare una tappa importante della nostra storia - ha osservato Marco Pinotti, sindaco dei ragazzi -, ma facendo memoria del nostro territorio che sia resa viva dall’incontro tra generazioni, con alpini, testimoni del tempo, un corpo che ha partecipato attivamente alla Grande Guerra». Un incontro in cui gli studenti hanno portato la testimonianza di un passato che li riguarda da vicino. «I nostri bisnonni – ha continuato il giovane sindaco - poco più che ragazzi, andarono al fronte per costruire l’Italia. Molti di noi in questi mesi hanno riscoperto i loro nomi e le loro gesta». Si è parlato anche di come San Giorgio abbia partecipato al primo conflitto mondiale e di quegli 84 soldati che hanno sacrificato la loro vita per la Patria i cui nomi sono scolpiti sulle lapiti del monumento ai caduti, ai piedi del campanile della chiesa e nella Cortazza del castello municipale. I canti di quel tempo, cantati e suonati dagli studenti, hanno permesso di immedesimarsi maggiormente in quel contesto, i canti alpini e l’Inno di Mameli “perchè – è stato detto – siamo capaci come i ragazzi di allora di difendere la nostra patria e i valori di libertà, pace e dignità”. Pace, hanno evidenziato i ragazzi, di cui dopo la prima guerra mondiale non si è più potuto parlare integralmente perché sono seguiti il secondo conflitto mondiale e 50 anni di guerra fredda ed oggi, tra guerre e terrorismo, non è finita la paura. «Vogliamo onorare i nostri caduti – hanno concluso – affinché non continui la dolorosa scia di violenza e morte che rendono i popoli l’uno contro l’altro. Per questo siamo qui, perché la memoria diventi parola viva, parola di pace». Interessante l’intervento di Carlo Veneziani, referente del Centro Studi Ana, capogruppo del gruppo alpini di Carpaneto, presente insieme all’alpino Carlo Magistrali, esperto di cimeli storici che ha poi mostrato attrezzature militari e della quotidianità utilizzate dai soldati in guerra, e ad una rappresentanza del gruppo alpini di San Giorgio. Veneziani, con la proiezione di foto e documenti, ha informato della storia dell’Ana, l’associazione degli alpini in congedo, nata nel 1919 da un gruppo di reduci a Milano il cui scopo è quello di non dimenticare, ed ancora date e fatti che hanno segnato il Corpo degli alpini nella Grande guerra. Molti spunti su cui riflettere proprio per non dimenticare. n.p.

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17/06/2016

I piccoli“storici”di diverse scuole si sono mossi tra archivi e varie fonti: aggiornata banca dati e realizzate opere multimediali. Serata finale con premiazioni

Gli studenti salvano dall’oblio i Caduti: ricerche, foto e video

«Oltre 200 giovani come noi non sono tornati dalla Grande guerra»

«Abbiamo scoperto il senso ed il significato del Monumento dei Caduti della nostra piazza a Fiorenzuola. Ci siamo resi conto che quei caduti nella prima guerra mondiale avevano poco più della nostra età. Più di 200 giovani fiorenzuolani non sono più tornati dalle loro famiglie ». E’ la logica e l’emozione della scoperta che hanno guidato bambini e ragazzi di Fiorenzuola, che hanno accolto l’invito dell’Associazione Nazionale Alpini, partecipando al concorso nazionale Il Milite non più ignoto, proposto in occasione del Centenario della guerra del ’15-‘18. Il concorso punta a far uscire dall’anonimato i caduti della Grande guerra, avvicinando gli studenti alla memoria collettiva del nostro popolo che solo 100 anni fa era in guerra e mandava i suoi figli a combattere. Piccoli storici in archivio, tra documenti, fogli matricolari, e fonti materiali come monumenti e famedi nei cimiteri, gli studenti di Fiorenzuola si sono dimostrati costruttori di quella memoria e l’hanno condivisa in una serata densa di emozioni, tenuta mercoledì sera nell’aula magna Conni del polo superiore “Mattei”. Tutte le fasce di età sono state coinvolte e alla fine premiate con diplomi, attestati e due contributi economici offerti dalla sezione provinciale Ana guidata da Roberto Lupi e dal gruppo comunale locale guidato da Alberto Mezzadri. La classe V della scuola primaria (guidata da Natalina Troglio) è stata protagonista della ricerca diretta sulle fonti storiche, aiutata per la parte multimediale della presentazione dalla 3° E della secondaria inferiore (scuole medie) guidata dalla prof. Barbara Corradi. Hanno lavorato in tandem anche le due classi del liceo coinvolte: la IV A e la IV B guidate dalle prof. di storia Giovanna Iasevoli e Paola Allegri. Gli studenti hanno salvato dall’oblio i Caduti della guerra, ricostruendone alcune biografie, aggiornando la banca dati digitale dell’Ana, lavorando con rilievi fotografici e geo-localizzazione, preparando prodotti multimediali per comunicare le loro scoperte e ricostruzioni. Si sono appoggiati sui documenti dell’archivio storico comunale (guidati da Eugenio Fabris del Circolo storico), a quello di Piacenza, all’archivio della Curia, all’Albo d’oro dei Caduti. La serata, condotta dal consigliere sezionale Giorgio Corradi, ha visto la partecipazione di numerose penne nere del gruppo comunale, oltre ai vertici provinciali Ana: il presidente Lupi, il vice Gianluca Gazzola, il responsabile centro studi Ana Carlo Veneziani, il vicepresidente il direttore di Radio Scarpa Dino Lombardi. Premiati anche i dirigenti scolastici Mauro Monti per il Mattei e Mario Magnelli per l’Istituto comprensivo. Intervenuto in rappresentanza della neo insediata amministrazione comunale Marcello Minari, raggiunto poi anche dal sindaco Romeo Gandolfi, presente anche come papà di uno dei ragazzi del liceo che hanno lavorato all’impegnativo ed appassionante progetto. Donata Meneghelli

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25/05/2016

Inchiesta sui caduti in guerra: gli esiti sabato nel teatro

FIORENZUOLA - (d.m.) Sabato, alle ore 10, nel Ridotto del Teatro Verdi di Fiorenzuola, l’Istituto comprensivo e l’Associazione nazionale alpini presenteranno gli esiti di un lavoro di ricerca condotto dagli alunni della classe quinta A della scuola primaria e della terza E della secondaria di primo grado sulla Prima Guerra Mondiale. Le ricerche hanno indagato il monumento ai Caduti e le storie di soldati fiorenzuolani scomparsi nel corso della Grande Guerra.

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25/05/2016

A Carpaneto un film girato sul fronte della Grande guerra

CARPANETO - (p.f.) Gli alpini di Carpaneto presentano un film. Lo faranno sabato, alle ore 21, nella sala Bot al piano superiore del palazzo comunale con un’iniziativa che si inserisce nel centenario della Prima guerra mondiale. Il gruppo Alpini di Carpaneto, in collaborazione con la Fondazione del Museo storico di Trento e la sezione Sat (Società alpini tridentini) proporrà la proiezione del film “Alpini in Adamello” di Luca Comerio. Si tratta di una pellicola in bianco e nero del 1918, della durata di 41 minuti. Luca Comerio è uno dei grandi protagonisti della storia del cinema sul fronte dell’Adamello e fu l’unico civile, con i suoi collaboratori, ad ottenere il brevetto speciale del Ministero della Guerra per riprendere i campi di battaglia. Il film, interamente girato “dal vivo”, rappresenta uno dei più importanti documenti sulla “guerra bianca” di cui gli Alpini furono i protagonisti. Durante la serata interverranno Carlo Veneziani, responsabile dei Centro Studi Ana, il giornalista Alberto Brenni e lo studioso e scrittore di storia Luigi Montanari.

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12/05/2016

Il ricordo di due piacentini morti a Santa Maria Capua Vetere

Nella provincia di Caserta un monumento dedicato ai soldati che hanno perso la vita nell’ospedale di guerra

Filippo Lombardi, medico psichiatra e appassionato di storia, autore del volume“Piacentini nella Grande Guerra”e amministratore del gruppo facebook“Piacenza in griogioverde”mantiene viva la memoria del passato. A Santa Maria Capua Vetere c’è un monumento che ricorda due piacentini caduti durante la Prima guerra mondiale: Paolo Vincini di Lugagnano e Primo Ferri di Borgonovo. di FILIPPO LOMBARDI

La Prima Guerra mondiale richiese all’Italia un gigantesco sforzo di tipo sanitario per fornire cure e assistenza alle migliaia di feriti e malati che affluivano dal fronte alle retrovie. Moltissimi capoluoghi di provincia e moltissime piccole e medie cittadine italiane divennero vere e proprie “città ospedale”: a Piacenza, per esempio, per affiancare l’Ospedale Militare furono allestiti 11 ospedali, senza contare quelli distribuiti in provincia. Anche Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, che all’epoca della Grande Guerra era una cittadina che contava poco più di ventimila abitanti, venne pesantemente coinvolta in questo sforzo. A supporto del nosocomio della città, l’Ospedale Melorio, furono allestiti altri ospedali. La Croce Rossa Italiana ne attrezzò uno della capacità di 200 posti letto in un edificio scolastico, la L Sanità Militare ne sistemò uno con reparto speciale per tubercolotici in una caserma, e un terzo ospedale venne allestito nei locali del Liceo Ginnasio. I feriti giungevano con i treni ospedale alla stazione ferroviaria e da qui, dopo una rapida selezione effettuata presso il posto di soccorso ferroviario, venivano smistati agli ospedali con auto e carrozze messe a disposizione da privati cittadini. Nel corso della guerra a Santa Maria Capua Vetere furono ospitati e curati circa 3000 feriti: inevitabilmente alcuni di loro morirono nel corso della degenza, e vennero inumati nel cimitero locale. Fin qui una storia “normale”, comune a tante altre città italiane. Meno comune, quasi raro, è quanto invece accadde a Santa Maria il 24 maggio 1921, in occasione del sesto anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Quel giorno a Santa Maria Capua Vetere venne inaugurato un monumento in memoria dei soldati che morirono in quegli ospedali: un cippo marmoreo che la città dedicò non ai propri figli caduti, come accadeva in tutta la penisola, ma a feriti e malati di altri paesi che la sorte aveva mandato a morire a Santa Maria. Qui si notano i fili che legano persone e storie della Grande Guerra: seguono strade diverse, a volte chiare e diritte, a volte contorte e misteriose, ma poi alla fine si riannodano portando alla luce fatti del tutto inaspettati. Ai lati del monumento sono infatti affisse due lapidi che riportano i loro nomi, 33 soldati provenienti da ogni parte d’Italia, e fra di loro ci sono i nomi di due piacentini, uno di Borgonovo e uno di Lugagnano. Paolo Vincini, nato a Lugagnano il 24 settembre 1893, soldato nel 25° reggimento fanteria, morì per le ferite riportate in combattimento il 5 dicembre 1915, nel primo anno di guerra. Primo Ferri era nato il 12 agosto 1886 a Borgonovo, era soldato nel 153° reggimento fanteria e morì per malattia il 23 aprile 1918, pochi mesi prima della fine del conflitto. Primo Ferri è ricordato anche da una lapide che i familiari posero al cimitero di Borgonovo. Allo stato attuale delle ricerche non risulta che le due salme siano state riportare a casa dopo la fine della guerra, e quindi probabilmente i due piacentini sono ancora inumati a Santa Maria Capua Vetere, fra i loro compagni di ospedale.

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08/04/2016

Grande Guerra: i 55 sarmatesi caduti

A Palazzo Farnese presentato il libro frutto della ricerca degli studenti

PIACENZA - Cinquantacinque nomi scolpiti nella pietra, persone cadute in nome della libertà e di un primordiale sentimento di Nazione, ma destinati a finire cancellati o scoloriti dal tempo. Sono i ragazzi sarmatesi caduti nella Prima Guerra Mondiale. Così, per evitare loro l’oblio, i ragazzi delle scuole di Sarmato si sono messi in gioco già 5 anni fa con una loro ricerca – guidati dal bibliotecario Gianluca Misso e dall’insegnante Giuliana Daparma, in collaborazione con l’Archivio di Stato – ne hanno rintracciato le storie. Episodi ora finiti nel libro “Rammento i bei giorni trascorsi” che è stato finanziato dal gruppo Alpini di Sarmato e presentato nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese. Alla serata, oltre a Misso, sono intervenuti l’assessore comunale Tiziana Albasi, il sindaco di Sarmato Anna Tanzi, il presidente sezionale Ana Roberto Lupi, il capogruppo degli alpini di Sarmato Sesto Marazzi e il generale Eugenio Gentile dell’Ente Farnese. «Non si poteva che presentarlo qui, questo libro» ha esordito la Albasi per sottolineare l’importanza della sede scelta. «Dopotutto, tutti conoscono il valore degli Alpini e la sensazione di tristezza provata dai piacentini una volta passata l’allegria dell’Adunata». Sono state proprio le Penne Nere sarmatesi a prendere la ricerca degli studenti per trasformarla in un volume e distribuirla poi ai sarmatesi. «L’abbiamo fatto “per non dimenticare” chi è morto con l’illusione di lasciarci un’Italia migliore e perché i militi non siano più ignoti » ricorda Marazzi. «Così, subito, a prescindere dagli oneri, ci siamo messi a disposizione per finanziare il libro». Nel volume, come spiega Misso, si ripercorrono le vicende dei caduti (compresi Mario Casaroli, Umberto Dallagiovanna e Cesare Zanetti non presenti sulla lapide “ufficiale” al cimitero sarmatese) ma anche di alcuni reduci, un elenco delle madri e delle mogli di quei ragazzi di allora e un’utile appendice con le statistiche su età, mestieri e molto altro per tracciare un quadro dell’Italia di allora. Non solo, si ricorda anche la complessa vicenda di intitolazione, subito dopo la guerra, di un giardino dedicato ai caduti: dal vecchio orto del conte Zanardi Landi (ora giardino di piazza Roma con i cedri del Libano) al Viale delle Rimembranze (ora via San Rocco) fino alla lapide nel famedio del cimitero. Per rintracciare le vicende dei “ragazzi” sarmatesi alla guerra del 1915-1918, i loro discendenti - la classe 2A delle medie di cinque anni fa - hanno cercato tra i fogli matricolari, l’Albo d’Oro e ogni altro documento dedicato ai caduti e ai decorati. E fondamentale è stato l’apporto delle famiglie dei ragazzi morti al fronte, che hanno fornito ulteriore documentazione. «Avete raccontato la storia minima, quella della gente comune, quando la vita di oggi invita a dimenticarsi perfino delle origini della propria famiglia » ha ricordato Gentile ai giovani coautori presenti, elencando una serie di numeri per spiegare le dimensioni del conflitto bellico. «E il 50% dei morti furono civili: ecco cosa sono le guerre, in verità». Cristian Brusamonti

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1/2016

NUOVA LAMPADA VOTIVA AL MONUMENTO AI CADUTI

Il gruppo alpini di Carpaneto guidato da Aldo Rigolli ha sostituito e riacceso la lampada votiva posta sulla sommità del monumento ai caduti del paese. Per eseguire l’intervento in sicurezza sono intervenuti con un sollevatore telescopico munito di apposito cestello. Comandata da una fotocellula crepuscolare la luce si accenderà al tramonto per spegnersi all’alba successiva. Il monumento ai caduti in guerra a Carpaneto si appresta a compiere 95 anni essendo stato inaugurato il 18 Settembre 1921 alla presenza del Ministro delle terre liberate Giovanni Raineri. Per la costruzione del monumento che fu uno dei primi della nostra provincia venne costituito un comitato di ex combattenti della guerra 1915- 1918 presieduto da Giovanni Speroni, dal vicepresidente Luigi Emiliani e dai consiglieri Angelo Periti e Giuseppe Beretta. I membri del comitato raccolsero offerte tra i cittadini, organizzarono gare sportive concerti e lotterie per raccogliere i fondi necessari per l’opere progettata dal professore Ottorino Romagnosi.

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09/03/2016

Alpini in cattedra a Bobbio

La prima guerra mondiale raccontata ai ragazzi delle medie

bobbio - Una mattina a scuola come da programma, una lezione di storia come tante altre ma, nei giorni scorsi, gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di primo grado di Bobbio hanno trovato alla cattedra professori alquanto insoliti, un gruppo di alpini con tanto di cappello con piuma, intervenuti a parlare della prima guerra mondiale. L’evento, è stato tenuto dal responsabile del Centro Studi Ana della Sezione Ana di Piacenza, Carlo Veneziani, intervenuto insieme al consigliere di vallata della Bassa Valtrebbia, Luigi Mercuri, al capogruppo Alpini di Bobbio, Giuseppe Manfredi e ad un nutrito gruppo di alpini di Bobbio e comuni limitrofi. L’ iniziativa è stata ben accolta dalle insegnanti Roberta Chiapponi e Silvia Sogni che avevano preparato le due classi sulle tematiche inerenti il primo conflitto mondiale. A rimarcare l’importanza dell’incontro, la dirigente scolastica Adele Mazzari e il sindaco Roberto Pasquali. Entrambi, salutando gli intervenuti hanno sottolineato ai ragazzi quanto sia importante, per le nuove generazioni “far memoria” del passato. L’esposizione chiara ed esauriente, si è avvalsa di supporti audiovisivi e ha posto particolare attenzione a quanto è accaduto a Piacenza e provincia. Il relatore ha cercato di far capire gli stati d’animo della popolazione italiana prima, durante e dopo il conflitto, evidenziandone i numerosi lati negativi (morti, feriti, distruzioni …) e, anche se modesti, i lati positivi (emancipazione femminile e nascita di una coscienza nazionale). Sono state trattate anche le nuove tecnologie di morte quali: gas nervini ed armi in genere. Gli studenti hanno mostrato molto interesse verso le tematiche presentate e, non sono mancate anche domande e considerazioni, dimostrando che è stato importante e significativa l’esperienza e che grazie agli alpini, ai vecchi e nuovi, è stata impartita una lezione di storia che difficilmente si trova sui libri. Per questo, si deve continuare il dialogo con i ragazzi. Alla fine dell’iniziativa, come è nella tradizione degli alpini, sono state donate alle due classi le bandiere italiane. Patrizia Marchi

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13/02/2016

La luce votiva per i Caduti riaccesa grazie agli alpini

CARPANETO - (p.f.) Il gruppo Alpini di Carpaneto, guidato da Aldo Rigolli, ha sostituito la lampada votiva alla sommità del monumento ai Caduti della prima e seconda guerra mondiale, che era spenta da molti anni. Per eseguire l’intervento in sicurezza sono intervenuti con un sollevatore telescopico munito di un apposito cestello, messo a disposizione da Luigino Rapaccioli, mentre per la parte elettrica si sono avvalsi dalla consulenza del tecnico Marco Sprega, soprattutto per la messa a norma dell’impianto di alimentazione delle luci che sarà comandato da una fotocellula crepuscolare e si accenderà al tramonto per spegnersi all’alba successiva. Durante tutto il tempo di lavoro, diverse persone hanno seguito le fasi dell’intervento che proseguiranno prossimamente con la pulizia del monumento e la sistemazione dell’area verde con la messa a dimora della siepe nella parte posteriore, esattamente come era un tempo. Il monumento ai Caduti in guerra di Carpaneto si appresta a compiere 95 anni essendo stato inaugurato il 18 settembre 1921 alla presenza del ministro delle Terre liberate Giovanni Raineri. Per la costruzione del monumento, che fu uno dei primi nella nostra provincia, venne costituito un comitato di ex combattenti della guerra 1915- 1918, presieduto da Giovanni Speroni, vice presidenti Luigi Emiliani, segretario Angelo Periti, cassiere Giuseppe Beretta. I membri del gruppo raccolsero offerte fra i cittadini, organizzarono gare sportive, concerti, recite, lotterie per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dell’opera progettata dal professore Ottorino Romagnosi e costruita dalla impresa Appolloni. La sostituzione della lampada è un’iniziativa che si inserisce idealmente anche nel centenario della Prima guerra mondiale.

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09/12/2015

Sarmato: rivive lo scontro del Gran Zebrù con Chiesa, piacentino in vetta agli 8mila

SARMATO - (crib) Riemergono lungo il Po le testimonianze del più elevato campo di battaglia della Grande guerra. A Sarmato venerdì, alle ore 21, nella sala del Gruppo Alpini, in via San Rocco 5/A (retro chiesa) il centenario del primo conflitto mondiale sarà l’occasione per fare luce sui recenti rinvenimenti in uno dei più incredibili teatri di scontro sulla linea di confine tra Italia e Austria: la vetta del Gran Zebrù (oggi in Alto Adige) dove alpini e austroungarici si affrontarono a quota 3.800 metri. Ne parlerà l’alpinista-scrittore di Castelsangiovanni Davide Chiesa, che a questa montagna e ai suoi misteri ha dedicato un libro.Invece di correre sul filo dei ricordi e della retorica, gli Alpini sarmatesi hanno scelto un approccio nuovo per raccontare la guerra e per raccontare le battaglie tra la Penne Nere e gli austroungarici hanno chiamato Chiesa, il piacentino che ha superato quota “8000”, arrivando nel 2011 in vetta al monte Manaslu, l’ottava vetta più alta del mondo. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare nel ricordo dei caduti al fronte. Anche giornali e tv nei mesi scorsi avevano puntato l’attenzione sul Gran Zebrù dove il ghiacciaio ha restituito una baracca delle truppe austriache costruita nel 1917. In quell’anno sia gli italiani che gli austriaci installarono due postazioni d’alta quota a soli 100 metri di distanza l’una dall’altra: il cosiddetto “Nido delle aquile” per i primi, poco sotto l’Anticima Ovest, e la postazione con grotte e gallerie scavate nel ghiaccio che ospitavano baracche di legno appena sotto la vetta principale per i secondi. Ed è proprio da questa postazione che lo scioglimento del ghiaccio nella torrida estate 2015 ha fatto emergere in modo praticamente completo la baracca di legno di cui tanto si è parlato. Baracca che però emergeva in parte già da diversi anni, come dimostra una fotografia nel libro di Chiesa scattata nel 2013. Durante l’incontro a Sarmato, organizzato da Alpini, Anspi e Comune, verrà anche proiettato il film che racconta la salita al Manaslu (8.163 metri) che Davide Chiesa ha compiuto quattro anni fa, diventando così il primo piacentino in vetta a un Ottomila.

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2/2015

CORTEMAGGIORE - INAUGURATO IL CIMITERO DELLA MEMORIA

In un appezzamento di terreno adiacente all’ingresso del cimitero, il Gruppo alpini locale insieme all’Associazione Combattenti e Reduci, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, hanno realizzato il “parco” della memoria. Le 144 targhe, indicanti le generalità del defunto e dedicate ai caduti della 1^ e della 2^ guerra mondiale, precedentemente affisse agli alberi del viale che porta al cimitero urbano, sono state applicate su altrettante croci, in alluminio verniciate di bianco, collocate e allineate in perfetta simmetria, nel piccolo campo a lato dell’ingresso del cimitero. Presenti anche gli alunni delle 3^- 4^ e 5^ elementari, che precedentemente in collaborazione con gli allievi dell’Istituto scolastico comprensivo “Terre del Magnifico”, avevano fatto una ricerca sul percorso della Grande Guerra. Gli scolari hanno reso omaggio a tutti i caduti legando un fiore su ogni croce. L’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Devoti ha ottimamente condotto la manifestazione. Alla commemorazione del Centenario della Grande Guerra erano presenti diverse autorità e il Prefetto Anna Palombi ha tagliato il nastro alla presenza del sindaco Gabriele Girometta, il vicesindaco Alice Marcotti, il presidente provinciale dei Combattenti e Reduci generale Campus, il presidente sezionale Roberto Lupi, il capogruppo Fabio Devoti, il colonnello Luigi Dello Monaco, il maggiore Davide Maghini, alcuni sindaci dell’Unione, l’Associazione “Tracce di storia”, che ha fornito due figuranti con divise originali dell’epoca da alpino e da fante. Il sindaco Girometta nel suo intervento ha affermato: ”Dopo un evento deplorevole, nasce sempre uno spirito di solidarietà e fratellanza, sono orgoglioso di essere sindaco di questa comunità e ringrazio coloro che hanno collaborato per la realizzazione di questo piccolo sacrario, dedicato a coloro che hanno sacrificato la vita per la Patria e allo stesso tempo voglio rivolgere un pensiero ai nostri marò ancora incolpevolmente detenuti in India. Sono quindi seguiti i discorsi di tutte le autorità presenti che hanno sottolineato l’importanza di ricordare il passato perché è importante conoscere la storia del Paese in cui si vive, infatti non dimentichiamo che un popolo senza passato non ha un futuro. L’oratore ufficiale gen. Italico Cauteruccio che ha elogiato i magiostrini per questa lodevole iniziativa che li rende meritori di un grande gesto patriottico; “non celebriamo la vittoria delle armi, ma ci inchiniamo davanti a tutti i sacrari, ricordiamo i soldati di ieri e di oggi che portano ammirazione alla propria Nazione”. D.L.

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2/2015

SETTIMA - RESTAURATI I CANNONI DEL MONUMENTO AI CADUTI

In attesa della commemorazione dei Caduti che come ogni anno viene celebrata in occasione della festa di Gruppo, gli alpini iscritti al gruppo locale hanno provveduto al restauro dei due cannoni situati a fianco del monumento ai Caduti, di Gossolengo. Ormai consumati dalle intemperie i reperti storici della 1^ guerra mondiale sono stati materialmente prelevati per essere sottoposti ad un nuovo intervento atto a ripristinare le parti più danneggiate, per poi essere ricollocati al loro posto. L’ultima domenica di novembre, dopo un breve corteo lungo le vie del paese e la celebrazione della messa nella chiesa parrocchiale, è avvenuta la deposizione della corona di alloro al monumento ai caduti dove si sono svolti i discorsi delle autorità. Oratore ufficiale è stato l’amico Giuseppe Ghittoni.

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2/2015

ZIANO - RISTRUTTURAZIONE CAMPO GIOCHI E MOSTRA FOTOGRAFICA

L’area del campo giochi all’interno della Scuola d’Infanzia “Malvicini Bozzini” è stata messa in sicurezza. Questo intervento fa parte di una serie di azioni che da anni il Gruppo Alpini mette in atto per valorizzare il motto dell’Associazione “Onorare i morti aiutando i vivi”. Fra le tante attività si ricorda la suggestiva cerimonia in ricordo del nostro concittadino il Tenente Pilota Fulvio Curtoni (già Alpino al Battaglione “Tolmezzo” brigata alpina “Julia”) nel quarantennale della sua morte sul monte Faeto in Puglia per incidente aereo durante un’esercitazione di volo. In tale occasione è stata allestita una mostra nei locali comunali in collaborazione con la Sezione AERONAUTICA di PIACENZA. La parte di esposizione fotografica, a cura degli Alpini, ricordava il centenario della Prima Guerra Mondiale. Il materiale che è stato esposto proviene dalle “Raccolte Sezione Fotografica del Comando Supremo del ∙ R ∙ Esercito 1914 - 1919” ed illustrava principalmente il lavoro del “COMPARTO LOGISTICO” alle spalle del Fronte. Vi erano anche delle locandine del PRESTITO NAZIONALE per l’intervento in guerra e poi per la ricostruzione edile degli edifici distrutti dalla guerra; inoltre foto degli Ospedali militari di riserva di Piacenza, Borgonovo, Castel San Giovanni e varie cartoline in franchigia della CROCE ROSSA Austriaca, spedite da un soldato di Ziano P.no prigioniero in Austria. Giuliano Zaffignani

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2/2015

SAN NICOLO' - 1915 CENT’ANNI FA... LA GRANDE GUERRA

Per il centenario della Iª Guerra Mondiale è stata organizzata dal gruppo alpini locale capeggiato da Giorgio Gnocchi una mostra composta da pannelli esplicativi in grande formato e arricchita da libri, fotografie, documenti, lettere, cartoline, mappe, medaglie e da un’ampia collezione di reperti bellici originali dell’epoca contenuti in ampie teche. Reperti che si possono definire reliquie di mille storie di uomini che hanno fatto l’unica storia della nostra Nazione. Un poster creato per l’occasione ricorda in particolare i caduti del comune di Rottofreno e del territorio limitrofo. Alcuni concittadini hanno ritrovato il nome del nonno o di un lontano parente e commossi hanno reso onore al suo sacrificio. D.L.

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2/2015

AGAZZANO - INCONTRO CON I RAGAZZI DELLE ELEMENTARI

Gli alpini Carlo Veneziani e Carlo Magistrali hanno proiettato e commentato, alla scuola “Paolo Costa”, il video A.N.A. “Ma chi sono questi Alpini” predisposto per gli incontri con le scuole elementari. Al termine della proiezione è seguito un approfondimento sugli argomenti trattati attraverso gli interventi, con pertinenti domande degli alunni. Al termine dell’incontro i ragazzi hanno chiesto di cantare insieme agli alpini l’Inno Nazionale. Si ringraziano i docenti che hanno collaborato. Carlo Veneziani

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2/2015

SERATA DI CANTI, MUSICHE E DOCUMENTI ALLA SALA DEI “TEATINI”

Tra le iniziative programmate dalla Sezione di Piacenza per la commemorazione del Centenario della Grande Guerra era previsto un Concerto ai “Teatini” che si è svolto in novembre, in collaborazione con la Fondazione dei Teatri e del Comune di Piacenza. Hanno partecipato il Coro Ana Valnure e la Fanfara Sezionale diretti dal maestro Edo Mazzoni. Alla presenza di numerosi alpini e cittadini la serata, magistralmente condotta dal giornalista di Telelibertà Alberto Brenni, è iniziata con l’esecuzione della “Leggenda del Piave” a cui molti spettatori, presi dall’entusiasmo, hanno preso parte canticchiato sottovoce le parole che quasi tutti gli italiani conoscono, caloroso e continuato l’applauso del pubblico. Tanti i brani tipici, eseguiti con grande abilità, per ricordare i caduti della 1^ guerra mondiale, introdotti dalla sapiente presentazione del prof. Brenni che all’occorrenza, ha letto e commentato brevi stralci di lettere scritte dal fronte ai genitori, alla morosa, a fratelli e sorelle, famigliari e amici, nelle quali i militi raccontavano la vita di trincea, descrivendo gli orrori, i massacri, la paura, la nostalgia e soprattutto il timore di non tornare a casa; pensieri “strappalacrime” che i presenti hanno seguito in rispettoso silenzio commossi e partecipi al dolore di questi giovani e valorosi soldati molti dei quali non sono più tornati dai loro cari. Fra i presenti il sindaco Paolo Dosi, l’assessore alla cultura Tiziana Albasi e il presidente sezionale Roberto Lupi che ha ringraziato i presenti per la numerosa e sentita partecipazione e tutti gli alpini che hanno saputo organizzare ottimamente l’importante serata “per non dimenticare” che ci ha aiutato a ricordare episodi e incolpevoli attori di una sciagurato ed infausto momento della Storia. Il sindaco e l’assessore si sono complimentati per la riuscita dell’interessante spettacolo che ha ricordato a tutti le tappe del doloroso evento che ha portato tanti lutti e immani sofferenze ai vari popoli che hanno preso parte al tragico evento. Nell’occasione le offerte raccolte sono state devolute per una raccolta fondi a favore degli sventurati abitanti dei diversi paesi delle nostre vallate, colpiti dalla tremenda alluvione dello scorso settembre. D.L.

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2/2015

GLI ALPINI... UNA LEGGENDA

In occasione del Centenario della Grande Guerra, il 4 novembre, promosso dall’Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Piacenza in collaborazione con la Famiglia Piasinteina, è andato in scena al teatro President di Piacenza, lo spettacolo: “Gli alpini... una leggenda” magistralmente diretto dal prof. Fausto Frontini, ideatore dei testi e regista. La rappresentazione ha registrato il “tutto esaurito” e riscontrato grande successo vista la sentita partecipazione dei presenti che hanno seguito con attenzione l’alternarsi di tutti i protagonisti della serata, tributando calorosi e continui applausi ad ogni esibizione. Il Coro A.N.A. Val Nure diretto dal maestro Edo Mazzoni (reduce da una importante rassegna in Brasile come rappresentanza dei cori italiani), il Coro Quattro Valli, Matteo Bensi, il trombettista Franco Baudo, Marina Lanteri e Beppe Carnevali (orchestra Lanteri), con la splendida presentazione della straordinaria voce recitante di Romano Franco Tagliati e dei bravissimi narratori Grazia Alicanti e Cesare Ometti sono stati gli interpreti della magnifica serata che Frontini ha saputo dirigere con tanta professionalità accompagnata da una sentita passione per il Corpo di cui fa parte, come tenente, fin dal tempo, ormai lontano, del servizio militare. Il pubblico fin dall’inizio, dopo la splendida e significativa esecuzione della “Leggenda del Piave”, ha dimostrato una tale emozione da accompagnare in sordina il coro, e da alzarsi tutti in piedi al momento del “Silenzio fuori ordinanza” con piacevole sorpresa degli stessi organizzatori. Veramente suggestive le numerose performance dei cori e di tutti gli altri cantori che si sono esibiti dopo una adeguata ed efficace presentazione della toccante voce dei narratori che hanno man mano illustrato, con sapiente interpretazione, fatti e vicende riguardanti i tragici momenti della Grande Guerra. Ai partecipanti è stata distribuita una “Lettera aperta”, predisposta da Frontini, rivolta ai giovani, alle famiglie, agli anziani e agli educatori, che ritengo sia utile ed interessante riportare quasi integralmente. “A 100 anni dalla fine della Grande Guerra, gli italiani hanno ancora ben presente la gloriosa storia degli Alpini, fatta di sacrifici, fatiche, sofferenze sopportate con coraggio e dignità in condizioni di estrema soppravivenza; una storia, condivisa con altri militari e civili, che ha contribuito a fare dell’Italia una Nazione, con una sua identità territoriale, istituzionale e culturale. Il costante impegno morale e civile degli alpini, nel corso di questi anni, ha permesso la creazione di un legame ideale tra passato e presente, attraverso messaggi orali ed interventi operativi a favore di chi si è trovato e si trova in condizione di bisogno, in ossequio al motto “Ricordiamo i caduti aiutando i vivi” un’eredità alla quale gli alpini con un forte senso di appartennenza, non hanno mai rinunciato. Il futuro non deve rappresentare un’incognita, perciò è giusto guardare con il coraggio della speranza ed investire sul futuro per condividere valori che aiutano a dare un senso alla vita e a partecipare come protagonisti, con senso di responsabilità, consapevolezza e onore, alla realizzazione di una comunità internazionale, dove l’odio e la guerra fra le genti siano sempre una sconfitta della ragione. “In questo contesto occorre tuttavia rinfrancare il senso di identità e di appartenenza che stiamo smarrendo, salvaguardando le nostre tradizioni, il nostro passato, insomma la nostra memoria, senza tuttavia dimenticarci di capire e di aprirci agli altri. È un patrimonio che non ha targhe politiche, ma radici innanzitutto in ogni persona ed offre la rappresentazione dell’Italia che tutti vorremmo: una Italia coesa, pulita, efficiente, laboriosa, collaborativa, basata su valori inalienabili della tutela della vita, della dignità della persona e del lavoro; l’orgoglio per la propria identità, senso di appartenenza e cultura; rispetto per il prossimo espresso dallo spirito di solidarietà responsabile e della gratuità gioiosa. Valori intramontabili, trasmessi con amore e resi visibili da un’esperienza di sofferenza, di comuni fatiche nelle trincee con sentimento di fratellanza nelle lotte contro le intemperie, la fame, le malattie. Valori non scalfibili dal tempo e per questo espressione di inesauribile giovinezza: un patrimonio morale e spirituale prezioso, da non dimenticare e da non disperdere. A conclusione dello spettacolo il presidente sezionale Roberto Lupi ha ringraziato personalmente a nome di tutti gli alpini piacentini Fausto Frontini, il “razdur” della Famiglia Piasinteina Danilo Anelli per l’importante collaborazione offerta e tutti i protagonisti che, con l’ottima prestazione, hanno contribuito al successo della serata, sottolineando l’importanza di considerare a fondo la massima che recita: “Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo, un popolo senza memoria non ha futuro”. L’incasso è stato interamente devoluto a favore degli abitanti dei paesi delle nostre vallate gravemente colpiti dalla recente alluvione. Dino Lombardi

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20/11/2015

Cimeli e testimonianze della Grande Guerra

A Palazzo Farnese una raccolta di pezzi rarissimi del 1915-’18

PIACENZA - La prima pagina del Corriere della sera del 29 giugno 1914, che annunciava l’assassinio dell’arciduca ereditario d’Austria e della moglie, nell’atto di sangue utilizzato come casus belli per scatenare la prima guerra mondiale, e la prima pagina di Libertà del 23 maggio 1915, che proclamava la mobilitazione generale decretata dal re d’Italia, preludio all’entrata del nostro Paese, il giorno successivo, nel conflitto già in corso da mesi nel resto d’Europa e in alcune colonie. Anche così nello spazio espositivo di Palazzo Farnese si viene catapultati nel clima di quanto accaduto un secolo fa, attraverso tante testimonianze materiali dell’epoca, presentate nella mostra organizzata da Anget (Associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia) e da Metronotte Piacenza, grazie a un gruppo di collezionisti, in collaborazione con il Comune, e alla cui realizzazione hanno contribuito il secondo reggimento genio pontieri, il liceo classico Gioia, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, le aziende Serinord e Delmaino. Visitabile fino a domenica, 22 novembre, l’esposizione comprende una quarantina di divise, tra le quali autentiche rarità i cui dettagli sono precisati nelle didascalie, come un uniforme da ardito del quinto reparto d’assalto “Fiamme nere”, costituitosi nel luglio del 1917 e incaricato di missioni «ad altissimo rischio, quali la creazione di teste di ponte, gli assalti nelle trincee nemiche, i colpi di mano». Agli ordini diretti del comando supremo, gli arditi indossavano una giubba che, «diversamente dalle altre, aveva il colletto aperto e risvoltato al pari di una giacca moderna». L’armamento principale era formato dal pugnale e dalle bombe a mano, che l’ardito trasportava con sé, riposte nel tascapane a tracolla. Un altro militare votato a imprese molto pericolose era il geniere delle compagnie della morte, cui spettava il compito di precedere le truppe per consentire loro il varco attraverso le difese di filo spinato, contro le quali sarebbero altrimenti andate a infrangersi le cariche della fanteria. Queste squadre di genieri, operative dal 1915, erano composte da volontari, esperti nell’uso di esplosivi con i quali, assistiti da uomini di appoggio, dovevano far saltare in aria i reticolati nemici. Come equipaggiamento, disponevano di esplosivi, pinze tagliafili, speciali corazze ed elmi modello “Farina”, dal nome dell’ingegnere progettista che li brevettò. Accanto, un’altra corazza, modello Corsi, che non era adottata dall’Esercito, ma veniva acquistata sul mercato privato per indossarla come protezione personale sopra o sotto l’uniforme. Durante la prima guerra mondiale si misero poi in panno grigioverde anche i carabinieri dell’unico reggimento della Benemerita impegnato al fronte. A tracolla, la caratteristica giberna. Tra tante uniformi, il posto d’onore nella mostra è comunque riservato alla giubba e ai pantaloni del caduto piacentino Lamberto Lamberti (medaglia di bronzo al valor militare), consegnati ai familiari con le scuciture causate dai primi, purtroppo vani, soccorsi. Nell’ultima sala spicca la tenuta d’alta quota usata specialmente dagli alpini che combattevano la “guerra bianca”, immersi nella neve, a temperature molto rigide. Sopra l’uniforme regolamentare mettevano un giaccone in pelle scamosciata foderato di pelliccia di pecora o montone, come pure imbottiti di pelliccia erano i calzari, dalla suola chiodata in legno per aumentare l’isolamento dal terreno ghiacciato. Lo stesso equipaggiamento veniva mimetizzato ricorrendo alla canapa o alla lana bianca. Un confronto con le vicine divise degli eserciti inglese e statunitense consente di capire quanto i nostri alleati fossero meglio provvisti di mezzi, a cominciare proprio dalle calzature. La ricostruzione prosegue con l’apporto di foto d’epoca, fornite in particolare dall’Archivio Croce, copertine della Domenica del Corriere, onorificenze delle nazioni belligeranti, attestati, medaglie, fino a una sezione riservata a Gabriele d’Annunzio, con tanto di due esemplari, in italiano e in tedesco, dei volantini originali lanciati su Vienna il 9 agosto 1918 nella trasvolata compiuta dal Vate al comando di una squadriglia di undici aerei. Una sala, a cura del tenente colonnello Massimo Moreni, è dedicata al secondo reggimento Genio pontieri, con cimeli dal sacrario della caserma Nicolai e al centro un modello in scala di una sezione del tipico ponte di barche. Anna Anselmi

La dura vita al fronte e l’inferno delle trincee L’evoluzione tecnica degli equipaggiamenti

Una delle più commoventi scene del film War horse, con cui il regista Steven Spielberg ha raccontato la prima guerra mondiale, ispirandosi all’omonimo romanzo per ragazzi dello scrittore inglese Michael Morpurgo, vede il cavallo del protagonista intrappolato in un groviglio di reticolati nella terra di nessuno, sulla linea franco-tedesca. È lì che si assiste, insperatamente, in mezzo a tante immagini di morte e devastazione, a un atto di umana solidarietà tra soldati nemici che si ritrovano a compiere insieme un piccolo miracolo, riconoscendosi reciprocamente come persone, al di là della divisa indossata. In mostra a Palazzo Farnese ci sono anche pezzi del filo spinato, nelle più diverse tipologie, posto a difesa delle trincee, come pure altri strumenti utilizzati per cercare di fermare l’altrui avanzata, che contribuiscono a far comprendere quanto la lotta al fronte fosse spietata, con il ricorso a ogni mezzo. Si notano, per esempio, il cosiddetto istrice composto da bacchette di ferro, e una grande tagliola, che si poteva trasformare in una trappola micidiale quando veniva posata in alta montagna, abilmente celata sotto una coltre di neve. Accanto, chiodi a quattro punte che, in qualsiasi modo venissero lasciati cadere sui sentieri, avevano comunque un aculeo rivolto verso l’alto, per riuscire a conficcarsi negli arti di uomini e di quadrupedi, con conseguenze che potevano risultare letali, in caso di infezioni per le quali non sempre si poteva disporre di cure adeguate. Gli antibiotici non si conoscevano ancora e il pericolo della setticemia era costantemente in agguato. Contro gli effetti della guerra chimica, che colpivano soprattutto chi si trovava nelle trincee, vennero via via perfezionate le maschere antigas, di cui in mostra si può seguire l’evoluzione, dal semplice e non molto efficace bavaglio formato da due garze sovrapposte, con al centro un tampone di cotone che andava imbevuto di una soluzione Altare da campo del cappellano militare contenuta in una bottiglia da tenere con sé, ai respiratori ben più funzionali adottati dal nostro esercito nel 1918. Erano provvisti di filtro per difendere meglio occhi, gola e polmoni dai gas asfissianti e lacrimogeni, che si concentravano funestamente nei fossati. Lo scrittore tedesco Erich Maria remarque nella sua Trilogia della guerra, di cui Neri Pozza ha ora ripubblicato il secondo e il terzo capitolo, ossia La via del ritorno (1931) e Tre camerati (1931), dove prosegue la narrazione avviata nelle pagine di Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929), ha lasciato vivide descrizioni delle durissime condizioni dei giorni e delle notti trascorse nell’umidità di quei cunicoli a cielo aperto, esposti alle intemperie, magari con due zolle di terra per cuscino, i teli delle tende da utilizzare alternativamente come materassi o ripari dalla pioggia, stringendosi gli uni agli altri per provare a riscaldarsi un poco. Diversi oggetti esposti nella mostra al Farnese accompagnano proprio a contatto con questa difficile quotidianità, con modelli di borracce e di gavette per il rancio in dotazione ai vari eserciti disposti vicino a una cassa di cottura, per trasportare il pasto dalle retrovie alle trincee. Chi si trovava ad alta quota, in zone così impervie dove difficilmente i muli riuscivano a inerpicarsi, poteva contare su un porta rancio a zaino, in metallo coibentato per tenere caldo il cibo. Altrettanto fondamentali erano poi attrezzi come vanghe, picozze e lanterne da campo. an. ans.

Lunghe notti tra spari e grida

Non solo uniformi, decorazioni, oggetti che aiutano il pubblico a cercare di comprendere cosa è stata, per chi l’ha combattuta, la prima guerra mondiale. Nello spazio espositivo di Palazzo Farnese si viene investiti anche dai rumori che costituivano la lugubre colonna sonora quotidiana di chi stava al fronte. Lo scrittore tedesco Erich Maria remarque, classe 1898, era stato arruolato al compimento del diciottesimo anno di età, sperimentando sulla propria pelle, nella zona tra Francia e Belgio, l’intensa violenza del conflitto, poi raccontato in una dura e toccante trilogia di romanzi. Il secondo libro, La via del ritorno, Neri Pozza, accompagna un gruppo sparuto di reduci nel loro tentativo di riabbracciare la normalità, portandosi appresso fardelli difficilmente dimenticabili. Nelle prime pagine, i soldati stanchi, infreddoliti, affamati, sono ancora calati nell’inferno delle trincee, pur consapevoli che la pace, in quel novembre 1918, non doveva tardare ad arrivare. Le armi provocano comunque ancora morti. A far capire che qualcosa è cambiato, ossia che forse le ostilità sono cessate, è proprio l’accorgersi che sulle buche scavate nel fango è all’improvviso piombato il silenzio. Tanto erano abituati alle esplosioni delle bombe, al crepitio delle mitragliatrici, al sibilo delle granate, ai colpi degli spari, che non avvertire più il fragore viene inizialmente percepito come un fatto così anomalo e carico di tensione da far scattare in ognuno l’allerta: «Da quando siamo in guerra, è la prima volta che regna un tale silenzio. Fiutiamo tutto attorno, inquieti, per capire che cosa significhi. (…) È come se i nervi volessero strapparsi». Quando, prima dell’ordine di ritirarsi dalla zona di combattimento, il frastuono d’un tratto ricompare, «ci calmiamo e siamo quasi felici di tornare a udire i rumori familiari della morte». Questo per ribadire che il tumulto che si ode in sottofondo, visitando la mostra, non è un elemento esornativo alla ricostruzione della vita al fronte. La prima tappa del successivo peregrinare dello sparuto drappello descritto da remarque è il posto di medicazione per offrire qualche cura a un commilitone ferito. Anche l’aspetto sanitario è preso in considerazione dall’allestimento della mostra al Farnese, con una serie di strumenti chirurgici, una barella, un paio di stampelle appartenute a un mutilato della battaglia del Piave. Delle uniformi esposte, con i contrassegni della Croce rossa a indicare la funzione di soccorritori, una presenta «un rarissimo fregio cucito sulla manica sinistra, con una “X” a precisare la mansione di specialista radiologo del tenente medico che la indossava». a.a.

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06/11/2015

Tutti in piedi davanti all’orgoglio alpino

In tanti al President per la rievocazione nel centenario della Grande Guerra

Non era nel copione che i tanti presenti nel teatro President – tutto esaurito – si alzassero in piedi al Silenzio militare. Eppure lo hanno fatto, l’altra sera, in apertura della manifestazione “Gli alpini…una leggenda”, ideata e curata magistralmente da Fausto Frontini e organizzata dall’Associazione nazionale alpini (Ana) di Piacenza, con la “Famiglia Piasinteina”. Lo hanno fatto senza che qualcuno glielo chiedesse, lo hanno fatto perché il Silenzio è da pelle d’oca e perché parla ancora oggi di dove vogliamo andare. Chi con la mano sul cuore, chi con le lacrime agli occhi, chi pensando che c’è ancora tanto bisogno di un silenzio buono, non vuoto. Lo hanno fatto per salutare valori che non è così detto che siano immortali: ed è anche per questo che, nel corso della partecipata e applaudita serata, è stata distribuita dalle Penne Nere a chi c’era una lettera aperta, da consegnare ai giovani, alle famiglie, agli anziani, agli educatori, in occasione del centenario della Grande Guerra del ’15-’18. «Il costante impegno morale e civile degli Alpini, nel corso di questi anni, ha permesso la creazione di un legame ideale fra passato e presente – vi si legge -, in ossequio al motto ‘Ricordiamo i caduti, aiutando i vivi’. Considerati il passato e il presente, il futuro resta un’incognita, ma non vorremmo restasse una prospettiva senza riferimenti. Gli Alpini, che sono stati anche educatori, portano in dote un patrimonio che (…) ha radici in ogni persona che offre la rappresentazione dell’Italia che tutti vorremmo, coesa, pulita, basata su valori inalienabili della tutela della vita, della dignità della persona e del lavoro». Non a caso, il professor Frontini ha ricordato in apertura la solidarietà nei confronti degli alluvionati del 14 settembre: «Non è vero che abbiamo perso la capacità di capire il dolore degli altri – ha detto -. La sofferenza sa unire e vogliamo rinnovare il nostro pensiero a chi ha perso tutto durante l’alluvione, gente laboriosa, tenace». Tantissimi i canti, i cori, le letture (suggestive ed emozionanti le performance del coro Ana Valnure di Bettola diretto dal maestro Edo Mazzoni, del coro Quattro Valli, di Marianna Lanteri, Matteo Bensi, Beppe Cannevali, Romano Franco Tagliati, Grazia Alicante, Cesare Ometti, Franco Baudo), che hanno seguito passo dopo passo le vicende della Prima guerra mondiale, fucina di valori a cui appellarsi quando ci si trova ancora oggi i difficoltà. «Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo, un popolo senza memoria non ha futuro» ha ricordato ancora Frontini, riferendosi a quel mito della guerra rigeneratrice diventata un bluff. «L’onestà è per noi bandiera di riferimento rappresentata dal Tricolore – ha detto Roberto Lupi di Ana -. Solo su principi sani è possibile ripartire davvero, per fare della nostra patria una Nazione di cui essere orgogliosi. Per noi il 4 Novembre è un momento importante, da ricordare insieme». «La storia purtroppo si ripete – ha aggiunto Danilo Anelli della “Famiglia Piasinteina” -. Si ripete la violenza, si ripete l’instabilità politica. Le ostilità, le ingiustizie, i soprusi. Ma gli Alpini ci hanno detto e ci dicono ancora, come insegnamento, che la vita va vissuta non come tesoro geloso, che genera conflitti, ma come dono generoso». Elisa Malacalza

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02/11/2015

Negli spazi espositivi della Cittadella viscontea di Palazzo Farnese in mostra fino al 22 novembre testimonianze della prima guerra mondiale

Cimeli dal fronte dell’inutile strage

Tra storie individuali ed eventi epocali

PIACENZA - Negli spazi espositivi della Cittadella viscontea di Palazzo Farnese una mostra di testimonianze originali dal fronte della prima guerra mondiale immerge più di tante parole nel tragico clima “dell’inutile strage”, che il 4 novembre 1918 si concluse con la vittoria dell’Italia, per la quale le ostilità si erano aperte cento anni fa, il 24 maggio 1915. Cimeli, alcuni rarissimi, che mettono i visitatori di fronte a quella che purtroppo è stata la dura quotidianità per i loro padri, nonni, bisnonni, in un percorso tra storie individuali ed eventi epocali. Toccante la vista ravvicinata della divisa del caduto Lamberto Lamberti, di Vernasca, rimasta nelle stesse condizioni in cui fu consegnata ai familiari: con le scuciture provocate dall’intervento dei soccorritori, le macchie di sangue e di fango. Ferito il 18 novembre 1915 a Plava (sulle rive dell’Isonzo, oggi in Slovenia), Lamberti, medaglia di bronzo al valor militare, si spegneva il 13 dicembre dello stesso anno, a causa delle ferite riportate. Organizzata da Anget, l’associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia, presieduta dal colonnello Giovanni Angemi, e da Metronotte Piacenza, in collaborazione con: il Comune, il secondo reggimento genio pontieri, collezionisti piacentini e cremonesi, il liceo “Gioia”, la mostra è aperta gratuitamente fino al 22 novembre, con orario: sabato e domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18; martedì, giovedì e il 4 novembre, dalle 15 alle 17.30. Dopo la sezione introduttiva collocata nella stanza d’ingresso, l’apporto dei pontieri, ricostruito in particolare grazie al contributo del tenente colonnello Massimo Moreni, è racchiuso nella prima sala, che ha al centro un modulo dei ponti di barche utilizzati all’epoca che permisero, specie dopo la disfatta di Caporetto, a militari e civili di mettersi in salvo, oltre a rivelarsi fondamentali, messi in opera nella massima segretezza possibile, nelle avanzate sulle linee del Piave e dell’Isonzo. Il vasto ambiente successivo presenta il contributo dell’esercito e di un’aviazione ancora ai primordi, ma già capace di tramandare le imprese leggendarie di assi del volo. Al piacentino Gaetano Mazza, medaglia d’argento al valore, morto il 7 novembre 1917 nei cieli di Oderzo, è intitolato l’aeroporto di San Damiano. Ieri come adesso, i caschi, dei quali sono esposti diversi esemplari, venivano personalizzati dai piloti. Accanto, pezzi della cosiddetta “arte di trincea”, che trasformava bossoli o parti di bombe in braccialetti e tagliacarte. Un modo per ingannare le lunghe attese, per ovviare alle quali si giocava anche a briscola. Su un tavolino è disposto un mazzo di carte piacentine del 1915, ma se non erano disponibili, i soldati si ingegnavano a disegnarle su un cartone. Tra le uniformi, ciascuna accompagnata da una dettagliata didascalia, spiccano quelle degli arditi, corredate dal tascapane per le bombe a mano, l’armamento principale, insieme al pugnale, di questi reparti d’assalto. Proseguendo lungo l’itinerario, la torre è riservata alla documentazione relativa al fante Giovanni Centenari, di Borgonovo, tra cui un diario manoscritto custodito dal bisnipote Alessandro, uno degli artefici dell’allestimento. Segue la sezione sul reparto sanità, completa dell’uniforme, contrassegnata da una lettera X sul braccio, dell’addetto a effettuare le radiografie (ancora una novità nel 1915-’18), e dell’altare portatile di un cappellano, ma ci sono anche stampelle, attrezzi chirurgici e una barella. L’ultima sala comprende ulteriori onorificenze, medaglie, fotografie e manufatti, come gavette, borracce e uno zaino porta rancio per trasportare le razioni dalle retrovie alle trincee, e divise, quali la tenuta d’alta quota indossata da chi combatteva la “guerra bianca”, tra le montagne innevate, a temperature rigidissime. Anna Anselmi

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01/11/2015

Al President la leggenda delle Penne Nere

Il 4 novembre lo spettacolo benefico ideato e diretto da Fausto Frontini

Andrà in scena al teatro President in via Manfredi 30, il 4 novembre alle 21, lo spettacolo “Gli Alpini, una Leggenda” ideato e diretto da Fausto Frontini che sarà anche il conduttore della serata, un modo per rivisitare gli anni della Grande Guerra, tra povertà e miseria ma anche gli ideali di vita di un Paese che stava cambiando pelle: verranno letti brani letterari, eseguite canzoni e proiettati video; l’iniziativa è a cura della Sezione di Piacenza dell’Associazione Nazionale Alpini e della Famiglia Piasinteina. Come tutte le iniziative promosse dagli alpini anche questo spettacolo avrà carattere benefico e, in questo particolare momento, di sostegno agli alluvionati. Durante la serata canzoni e brani che appartengono ad un repertorio che intende arricchire una letteratura dei canti di montagna e della Grande Guerra, che in Italia è poco visitata ma che ha una lunga tradizione: «Questo spettacolo – spiegano gli organizzatori – rappresenta un’importante tappa nel lavoro di rivisitazione e riscoperta delle radici musicali e letterarie del folk di ieri, con brani musicali in cui gli interpreti riportano alle atmosfere di un tempo lontano che appartiene alla nostra storia ma anche alla nostra cultura ». E oltre a Frontini saliranno sul palco Cesare Ometti, narratore, componente delle compagnie teatrali della Famiglia Piasinteina e della Maschera di Cristallo; Grazia Alicanti, cresciuta artisticamente con la Società Filodrammatica Piacentina, ha partecipato a produzioni sia in vernacolo che in italiano con la Filo, con la compagnia teatrale della Famiglia Piasinteina e con la Turris; Romano Franco Tagliati, voce recitante e scrittore, alcuni suoi testi sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Numerosi i riconoscimenti delle giurie di concorsi letterari, ultimo in ordine di tempo il Premio letterario di Calabria e Basilicata, con l’opera inedita “Maria Maria”. Ci saranno poi il Coro Valnure nato nel 1973 a Bettola e nel 1985 sotto la direzione musicale di don Gianrico Fornasari a seguito del gemellaggio con la Sezione piacentina dell’Ana, è diventato Coro Ana Val Nure, diretto ora dal maestro Edo Mazzoni e il Coro 4 Valli che si affida alla libera interpretazione dei suoi componenti come accadeva una volta: il canto come spontanea, popolare forma di gioioso divertimento. Sul palco inoltre Marianna Lantieri, già cantante dell’Orchestra Italiana Bagutti, nel 2011 ha debuttato con il proprio gruppo musicale, Matteo Bensi e Franco Baudo, il primo alla fisarmonica, il secondo alla tromba, entrambi dell’Orchestra Italiana Bagutti. Alberto Cacciamani ha coordinato i testi di Frontini e le immagini che saranno proiettate. Carlo Veneziani e Gianluca Gazzola della sezione Ana hanno curato le scenografie, mentre le luci e i suoni sono a cura di Luciano Cortellini, Davide Tromby e Uccio Genovese e Domenico Grassi. Il repertorio e gli arrangiamenti musicali sono di Beppe Carnevale. Mauro Molinaroli

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25/10/2015

Memorie dalla trincea nei cori degli alpini

“Viaggio” nella Grande Guerra pro alluvionati

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti, il Ventiquattro Maggio”. Ogni buon italiano conosce questi versi e li ricollega alla Prima Guerra Mondiale, che per il nostro Paese è cominciata nel 1915. Il 2015 è l’anno del centenario, anniversario da celebrare degnamente, specialmente da coloro che rappresentano la memoria storica di quegli avvenimenti come gli Alpini. Lo ha fatto anche la sezione ANA di Piacenza, dando vita a una serata di canti, musiche e documenti mescolati con un pizzico di solidarietà. “Viaggio tra documenti, racconti e musiche della Prima Guerra Mondiale” è il titolo del concerto che si è tenuto venerdì sera nella sala dei Teatini, organizzato con la collaborazione della Fondazione Teatri e del Comune di Piacenza. Piatto forte l’esibizione del coro ANA Valnure e della Fanfara Sezionale ANA Piacenza diretta dal maestro Edo Mazzoni, che hanno intonato una serie di canti tipici per rendere omaggio a coloro che hanno perso la vita nel primo conflitto. “Addio mia bella addio”, “Monte Nero”, “Monte Pasubio”, “Tranta sold”, “Il testamento del capitano”, “O Gorizia, tu sei maledetta”, “La leggenda del Piave”, “Era una notte che pioveva”, “Sul ponte di Bassano”, “Addio, padre e madre, addio”, “Canzone del Grappa” e “La campana di San Giusto” il ricco repertorio proposto, mentre uno schermo sullo sfondo ha mostrato immagini di quei giorni del 1915, di guerra e di dolore. La guerra e il dolore, ma anche la nostalgia e la speranza di tornare a casa le hanno raccontate i brevi stralci di lettere dal fronte che il giornalista Alberto Brenni, conduttore della serata, ha letto tra un canto e l’altro: protagonisti Mario, Domenico, Francesco, che dalla trincea scrivevano ai propri cari descrivendo gli orrori, la paura e i massacri, e che non vedevano l’ora di tornare dai genitori, i fratelli, gli zii e le sorelline, dalla propria donna e dai tanti amici lasciati a casa. L’evento è stato anche un’occasione per una raccolta fondi a favore delle vittime colpite dalla recente alluvione. Per tutta la serata i membri di ANA hanno raccolto i contributi dei cittadini, e alla fine il presidente Roberto Lupi ha comunicato il codice Iban con il quale si possono fare ulteriori offerte: G0623012607000031074448. «Con questi fondi – ha detto Lupi – e quelli che deriveranno da un’altra iniziativa benefica che faremo il 4 novembre al President daremo il via ad altri progetti a sostegno degli alluvionati e dando così continuità alle attività che abbiamo già svolto su tutto il territorio colpito». Gabriele Faravelli

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25/10/2015

S’inaugura il 7 novembre - Per il centenario dell’entrata nel primo conflitto mondiale

Luogo della memoria con 144 croci

Cortemaggiore ricorda ciascuno dei suoi caduti nelle due guerre

CORTEMAGGIORE - Sarà inaugurato nella mattinata di sabato 7 novembre a Cortemaggiore, alla presenza di numerose autorità fra cui il generale Italico Cauteruccio, il nuovo spazio dedicato alla memoria dei caduti nelle due guerre mondiali. Nell’ambito del piano di ristrutturazione e valorizzazione del viale alberato che porta al cimitero e che era appunto dedicato al ricordo dei caduti, il Comune ha infatti deciso di individuare una nuova area nella quale saranno collocate 144 nuove croci, una per ogni caduto (100 nel primo conflitto bellico e 44 nel secondo). I lavori per la predisposizione di questo piccolo “cimitero della memoria” sono giunti alla fase conclusiva e sono stati seguiti in particolare dall’assessore Fabrizio Devoti. Non è mancata però la collaborazione delle associazioni locali, in particolare il Gruppo alpini e i Combattenti e reduci che si sono occupati della preparazione del terreno, dell’estensione di circa cinquecento metri quadrati. L’idea prende spunto dal modello dei cimiteri americani. Vicino a ogni croce sarà posizionata la targhetta-lapide che prima si trovava vicino agli alberi, con l’indicazione del defunto di riferimento. Così per ogni caduto ci sarà anche la possibilità di recitare una preghiera o posizionare un fiore sul prato. Per la realizzazione di questa piccola area è stato necessario chiedere l’assenso della Soprintendenza ai beni culturali: «Le nuove croci che abbiamo scelto sono in acciaio verniciato e saranno fuori terra per un’altezza di circa 90 centimetri e una larghezza di 70 - aveva spiegato nelle scorse settimane l’assessore Devoti -. Il costo è pari a dodicimila euro». L’appuntamento del 7 novembre avrà un particolare significato, visto che nel 2015 ricorre il centenario dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, durante la quale anche il paese della Bassa ha pagato in termini di vittime. L’ospite della giornata, il generale Cauteruccio che arriverà da Treviso, è uno studioso di storia, fra i massimi esperti della Grande guerra e così potrà parlarne ai presenti. Cauteruccio ha frequentato l’Accademia militare di Modena ed è stato comandante di plotone e di compagnia al VII reggimento di Belluno, quindi vice comandante della brigata “Orobica” e aveva guidato il battaglione Morbegno. Poi ha svolto la funzione di addetto alla sezione di Stato Maggiore del comando del IV Corpo d’Armata, capo di Stato maggiore della “Julia” e sottocapo del IV Corpo d’Armata, infine comandante della brigata alpina “Cadore”. L’iniziativa del 7 novembre e la conclusione dei lavori di riqualificazione del viale del cimitero, compresa la nuova area della memoria, verranno illustrate nei prossimi giorni attraverso un incontro con la stampa. Fabio Lunardini

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22/10/2015

Con gli alpini i canti della Guerra Mondiale

Domani ai Teatini concerto e lettere dal fronte per aiutare le vittime dell’alluvione

Commemorare il centenario della Prima Guerra Mondiale per dare una mano agli alluvionati piacentini: è questo l’obiettivo del concerto organizzato dalla Sezione alpini di Piacenza con la Fondazione Teatri e il Comune di Piacenza che si terrà domani sera (venerdì) nella sala dei Teatini alle 21. L’annuncio è stato dato ieri mattina in municipio dall’assessore Tiziana Albasi, dal vicepresidente degli alpini Pierluigi Forlini, dal referente del centro studi Carlo Veneziani e dal revisore nazionale Roberto Migli, oltre che dal capogruppo della città Gino Acerbi e dal giornalista Alberto Brenni; la serata, che è intitolata “Viaggio tra documenti, racconti e musiche della Prima Guerra Mondiale” sarà presentata proprio da Brenni, e vedrà salire sul palco il Coro Ana Valnure e la Fanfara Nazionale Ana Piacenza diretti da Edo Mazzoni. Per l’occasione verrà anche comunicata l’apertura di un conto corrente specifico per la raccolta fondi su cui saranno dirottate tutte le offerte raccolte nel corso della serata e successivamente. «Si tratta di una commemorazione che non è retorica ma viva » ha spiegato l’assessore Albasi, «a palazzo Farnese è visitabile una mostra sulle divise dei soldati della prima guerra mondiale, che si inserisce appunto nell’ambito delle iniziative promosse a Piacenza per celebrare il centenario della Grande Guerra. L’idea di richiamare con i documenti oltre che coi canti questo periodo è assolutamente lodevole ». Da parte sua Forlini insieme a Migli ha dichiarato: «Siamo soddisfatti di potere commemorare un anniversario così importante e nel contempo di aiutare gli alluvionati e comunque il nostro aiuto non sarà l’unico: abbiamo infatti intenzione di organizzare altre iniziative per dare una mano concreta alle popolazioni alluvionate. Sarebbe bello potere magari coinvolgere anche l’orchestra giovanile “Luigi Cherubini”, ma vedremo. Per ora abbiamo organizzato questo concerto che metterà sotto i riflettori alcuni canti nati in trincea o risalenti al periodo del Risorgimento poi ritornati in auge durante la guerra; verranno anche lette alcune lettere di soldati che da Gragnano, Carpaneto e Piacenza partirono per il fronte». A leggere i brani sarà Brenni, in omaggio a un fratello alpino e nel segno di «un’amicizia con le penne nere che va avanti da ormai molti anni». Infine da segnalare è anche un concorso che sarà lanciato da Ana nelle prossime settimane: si tratta, come ha spiegato Veneziani, di un progetto nazionale “per un milite non più ignoto” a cui possono partecipare tutte le scuole. Betty Paraboschi

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22/10/2015

I cannoni della Grande guerra tornano “nuovi” grazie agli alpini di Settima

GOSSOLENGO - (crib)Nuova vita per i cannoni della Prima Guerra Mondiale al monumento dei caduti di Gossolengo: in vista delle imminenti celebrazioni del Quattro Novembre, il gruppo Alpini di Settima ha messo mano ai due cimeli storici della piazza principale del capoluogo e in qualche mese li ha riportati allo splendore che meritano. Per circa due mesi, il monumento ai caduti di Gossolengo è rimasto senza i suoi cannoni, veri cimeli della Grande Guerra, quasi dei pezzi da museo. A smontarli erano state le Penne Nere di Settima, già forti del loro precedente intervento di restauro dell’analogo monumento presente a Settima. «Come Alpini, abbiamo avuto indicazione di provvedere a questo tipo di attività in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale e anche il sindaco ci ha incoraggiati» spiega il capogruppo Roberto Ronda. «Così, in collaborazione con aziende per avere la vernice ed altro materiale, ci siamo messi al lavoro poiché per la maggior parte siamo pensionati con tempo libero a disposizione. In particolare, sono stati due gli alpini che hanno fatto la parte più rilevante: Luigi Guglielmetti e Luigi Romanini, due persone esperte di questo tipo di lavoro e che sapevano cosa stavano facendo ». I cannoni sono stati staccati e sottoposti a sabbiatura, in collaborazione con il maresciallo delle forze armate per il vicino deposito di munizioni sul Trebbia Basilio Mandas. Dopo molti anni alle intemperie, i due pezzi bellici - utilizzati durante la guerra - erano gravemente intaccati dalla ruggine, che è stata completamente eliminata. Quindi, gli alpini hanno ultimato il lavoro con una mano di apposita vernice resistente e con alcune saldature per ripristinare alcune parti danneggiate, per poi ricollocare i cannoni in piazza. Il tutto in un paio di mesi di lavoro, gestito solo in maniera volontaria. «Di gratis abbiamo avuto solo la manodopera, mentre per i materiali abbiamo potuto contare sull’appoggio di alcune ditte» aggiunge Ronda. «È stato un impegno importante anche dal punto di vista economico e speriamo di recuperare la spesa in qualche modo. Ma è stata anche una soddisfazione». Dopo il lavoro più grosso, in vista delle celebrazioni della Giornata delle Forze Armate, gli alpini di Settima torneranno ad occuparsi del monumento. «Si tratta solo di una pulizia dell’area, come la sfoltitura della siepe e una veloce lucidatura del fante che si trova sopra il cippo. Anche il fante andrebbe risistemato dalla patina del tempo, ma le sue condizioni non sono paragonabili a quelle in cui abbiamo trovato i cannoni».

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10/10/2015

Promosso dall’associazione anche un libro sulla storia dei sarmatesi nella guerra 15-18

Gruppo Alpini: tante attività

SARMATO - (crib) Da sempre, il raduno di gruppo degli Alpini di Sarmato è anche sinonimo di castagnata. E quest’anno l’appuntamento con i “basturnòn” cotti sul fuoco raddoppia, con l’apertura di uno stand di vendita lungo la via Emilia. Chi verrà alla festa, troverà ancora una volta alla sede degli Alpini di via San Rocco le Penne Nere impegnate alla graticola per far girare e cuocere le caldarroste sulla fiamma, per poi distribuirle nei tipici sacchetti. Ma anche gli automobilisti che passeranno sulla via Emilia potranno gustarle senza dover raggiungere il centro del paese: quest’anno, infatti, nel piazzale del mobilificio Orsi, verrà allestito un secondo punto vendita della castagnata, addobbato con striscioni e molto altro. Data la posizione decentrata di Sarmato rispetto alla via Emilia, gli Alpini andranno così a intercettare il traffico del weekend per vendere i loro sacchettini: grazie alla disponibilità del mobilificio, ci sarà spazio sufficiente per parcheggiare e fermarsi a mangiare qualche caldarrosta in compagnia. Oppure, chi scoprisse solo allora dell’esistenza della festa, potrà approfittare per un giro in paese fino alla sede degli Alpini. Sarà possibile acquistare le castagne sia nella giornata di oggi (dalle ore 17 alle 23), sia domani (dalle ore 9 alle 23). Il più grande impegno per il gruppo Alpini di Sarmato, al momento, rimane la pubblicazione del libro “Ragazzi sarmatesi alla guerra del ‘15-’18”, la ricerca realizzata negli scorsi anni dai ragazzi delle scuole medie sui caduti della Prima Guerra Mondiale. Grazie al contributo economico degli Alpini, l’approfondimento storico – finora raccolto in un cd e realizzato in collaborazione con la biblioteca comunale – diventerà così consultabile in formato cartaceo, a disposizione anche dei meno avvezzi alla consultazione digitale. Il libro sarà venduto nelle librerie della zona ma consegnato gratuitamente ai sarmatesi interessati, presumibilmente nel corso delle prossime celebrazioni locali. Tra le altre novità del raduno di gruppo, quest’anno sarà presente alla festa anche una delegazione da Cavriago, il paese emiliano che ha stretto legami con Sarmato nella comune figura di Don Enzo Bonibaldoni, sacerdote riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per il suo impegno in favore delle famiglie ebraiche e italiane durante la Seconda Guerra Mondiale. Per il paese, invece, saranno presenti anche gli stand dell’associazione La Valtidone, con la loro offerta di prodotti tipici della zona, a partire dall’olio fino alla farina dei mulini ancora esistenti.

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2/2015

CARPANETO - PELLEGRINAGGIO ALL’ORTIGARA

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2/2015

CASTELVETRO - DALLA GUERRA ALLA PACE

Spettacolo intitolato “Dalla guerra alla pace” dei bambini Scuola Primaria con la collaborazione del Gruppo Alpini di Castelvetro. In occasione del centenario della Grande Guerra in piazza Stefano Villa la sera del 5 giugno si è tenuto uno spettacolo dei bambini della scuola primaria di Castelvetro. Questi bimbi con piccoli gesti hanno voluto dare insegnamento a tutta la cittadinanza come si costruisce la pace. Lo spettacolo è il frutto di quanto questi bimbi hanno appreso, durante l’anno scolastico, sull’argomento della Grande Guerra. Presenti il Gruppo di Castelvetro con il capogruppo Carotti Giuseppe che si è esibito con canti alpini con il coro CAI di Cremona di cui ne fa parte. Abbiamo avuto anche l’onore della presenza del nostro Sindaco Luca Quintavalla e della banda di Cortemaggiore La Magiostrina.

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2/2015

AGAZZANO - SERATA COMMEMORATIVA PRIMA GUERRA MONDIALE

Sabato 28 Marzo 2015 il Gruppo Alpini di Agazzano, ha organizzato presso il Centro Parrocchiale una serata commemorativa della Prima Guerra Mondiale dal titolo “Gli Alpini raccontano la Grande Guerra”. Ospite e relatore della serata Ruggero Dal Molin grande appassionato ed esperto dei tragici eventi della grande guerra. Per l’occasione è stato presentato il libro “In guerra con il 6º Reggimento Alpini”. Numerosi i presenti e ospiti illustri tra cui il presidente sezionale Roberto Lupi, il sindaco di Agazzano Lino Cignatta, il principe Corrado Gonzaga e diversi componenti il consiglio direttivo sezionale. Antonio Mantova

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2/2015

IL GRUPPO ALPINI DI BORGONOVO PER IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA

Anche il Gruppo di Borgonovo si è attivato per ricordare il Centenario dell’inizio della Grande Guerra. Gli Alpini hanno incontrato i ragazzi delle terze medie proponendo loro un intervento dell’amico Pietro Ozzola che ha raccontato la vita dei soldati durante il conflitto attraverso la proiezione di fotografie d’epoca e di brevi filmati. Nell’occasione il gruppo ha inoltre consegnato all’Istituto Comprensivo di Borgonovo le nuove bandiere italiana ed europea da apporre sull’edificio scolastico. In collaborazione con il Comune ed altre associazioni, gli Alpini hanno organizzato il 1 giugno una serata dedicata al centenario con un intervento sui mezzi militari, tenuto dal Col. Giovanni Barbieri (ANAI), e un altro sull’utilizzo degli animali al fronte, guidato ancora una volta da Pietro Ozzola. Gli argomenti, per la loro particolarità, hanno suscitato un grande interesse da parte dell’attento pubblico. C.M.

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2/2015

“VIVERE LA STORIA” SUI PERCORSI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Altro è studiare storia sui libri e parlare di trincee e combattimenti in classe, seduti comodamente al caldo, altro è vivere la storia recandosi sui luoghi degli eventi e “toccare con mano” le fatiche e i sacrifici dei soldati che hanno combattuto per fare la storia, attraverso le testimonianze di guide e reperti museali. Per poter esperire queste conoscenze, gli alunni delle terze G e H della scuola media di Gragnano, si sono recati ad Asiago - città vicentina che ha vissuto terribili bombardamenti nella battaglia passata alla storia come “offensiva di Primavera” durante le guerre di trincea - con i loro insegnanti prof.ssa Federica Sogni, prof. Claudi Carbeni e con l’esperta guida di alpini dell’Associazione piacentina che hanno collaborato al progetto scolastico “Per non dimenticare” tenendo i contatti con le associazioni venute in classe a portare la loro testimonianza. Durante la visita al Sacrario di Asiago i ragazzi hanno potuto vivere un momento emozionante quando sono stati invitati dal coro alpino di Brescia ad unirsi a loro mentre stava esibendosi in cante alpine. In una pausa dell’esecuzione don Carbeni ha chiesto un minuto di silenzio ed una preghiera per la pace nel mondo ancora travagliato da tante guerre e guerriglie suscitando la commozione generale. Nel pomeriggio abbiamo visitato il museo della Grande Guerra 1915-18 di Canove, per osservare da vicino i mezzi di difesa e di offesa utilizzati dagli schieramenti sull’Altopiano di Asiago. Vi sono esposti oltre cinquemila reperti di ogni genere, da quelli personali a quelli ufficiali, decorazioni, armi e testimonianze. Un sentito ringraziamento agli alpini che ci hanno aiutato in questo significativo progetto storico di ampio respiro culturale. Federica Sogni

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2/2015

SERATA ALLA SALA DEI “TEATINI”

Il 23 maggio u.s. si è tenuta una interessante ed emozionante serata nella vecchia chiesa di San Vincenzo da qualche anno è stato predisposto un magnifico auditorium chiamato: “Sala dei Teatini” . In occasione delle celebrazioni del centenario della Grande Guerra, il CAI in collaborazione con la Sezione ha provveduto ad allestire un suggestivo scenario ambientato nella vita di trincea con reperti d’epoca riproducendo luoghi e situazioni inerenti al momento storico. Sono state proiettate foto e sequenze riguardanti il tragico evento che tante vittime ha portato da ambo le parti. Il Coro Sant’Ilario di Rovereto (TN) e il Coro CAI locale, con le loro caratteristiche cante alpine, hanno dato vita ad una splendida rappresentazione che ha catturato l’interesse della platea suscitando momenti emozionanti, interrotti da scroscianti applausi. Alla serata, ottimamente organizzata, hanno preso parte il sindaco di Piacenza Paolo Dosi e il presidente sezionale Roberto Lupi. Nella sua prolusione il sindaco ha elogiato l’iniziativa che ha saputo raccontare con maestria episodi e descrivere situazioni riguardanti l’inutile guerra che i “nostri” giovani hanno dovuto combattere e che ha portato numerosissime vittime ed ha poi concluso sottolineando che nell’animo di tutti è presente la speranza che tale tragico evento non debba e non possa mai più ripetersi. Il presidente Lupi, nel suo breve intervento, ha sentitamente ringraziato tutti coloro che hanno voluto essere presenti per condividere ricordi e sentimenti di grande riconoscenza verso coloro che hanno sacrificato la vita per la Patria, e si è poi complimentato con gli artefici della interessante ed emozionante serata. D.L.

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2/2015

VISITA AL SACRARIO DI ASIAGO

L’importanza di visitare i luoghi della memoria

Domenica sette giugno una delegazione di alpini della Sezione di Piacenza accompagnati da amici e consorti, si è recata ad Asiago per una visita al sacrario. Il Sacrario militare si erge fiero sul Colle Leiten, a renderlo ancora più imponente e maestoso un suggestivo viale di cipressi conduce il visitatore fino ai piedi del monumento. Fu costruito con l’intento di raccogliere in un unico monumento- ossario tutte le salme presenti nei numerosi cimiteri di guerra nell’altopiano di Asiago. All’interno trovano riposo i resti di oltre 54.000 soldati, in maggioranza italiani, questi sono deposti lungo le pareti delle gallerie all’interno del Sacrario: quelli identificati sono collocati in ordine alfabetico mentre quelli recuperati senza piastrina sono in due grandi tombe comuni. La visita era programmata e quindi siamo stati ricevuti da un sottufficiale che ci ha accompagnati e ci ha illustrato la costruzione realizzata interamente in marmo ed il museo annesso nel quale sono esposti molti reperti e documenti dell’epoca. Successivamente è stato proiettato un filmato realizzato con riprese e fotogrammi originali provenienti da archivi storici inerenti i fatti bellici accaduti durante la prima guerra mondiale. Nel pomeriggio ci siamo recati presso il Museo Storico della prima Guerra Mondiale a Canove di Roana (Vi) nel quale sono esposti oltre 5.000 reperti/ oggetti storici di ogni genere: personali, ufficiali, decorazioni, divise, mezzi, armi da offesa e da difesa che testimoniano la crudeltà e gli orrori sofferti. E’ stato un giorno trascorso nei luoghi degli eventi straordinari che hanno portato al sacrificio di milioni di soldati che hanno combattuto per poter realizzare la nostra storia e la nostra libertà, nel ricordo di queste persone si erge una preghiera: il desiderio di pace e di fratellanza in tutto il mondo ancora troppo travagliato da guerre e stragi. G.M.

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25/07/2015

Ricordando la Grande Guerra

Una mostra nell’oratorio parrocchiale: documenti e reperti

podenzano - Podenzano e la Grande Guerra nella mostra che fino al 28 luglio è allestita all’oratorio parrocchiale “Giuseppino Scotti”. Nella settimana della fiera del pomodoro il Comune ha organizzato “Grande Guerra: collezioni podenzanesi”, un itinerario tra il 1915 e il 1919 sviluppato in documenti, cartoline, reperti. Inaugurata nella serata di giovedì, è stata realizzata in collaborazione con l’associazione nazionale alpini, sezione di Piacenza e gruppo di Podenzano guidato da Giovanni Carini che è pure consigliere sezionale Ana, e curata dall’assessore comunale Elena Paraboschi e dal consigliere dell’associazione Famiglia Podenzanese, Nicola Scotti, appassionato di storia e nel 2013 segretario del Coa, il comitato organizzatore dell’adunata nazionale a Piacenza. La mostra è stata possibile grazie anche a Diego Sartori, Giovanna Rai, Lorena Cotti, Ferruccio Pizzamiglio, don Fausto Arrisi e alle famiglie di Podenzano. I pannelli offerti dall’Ana riportano le nozioni storiche, le fasi principali della guerra e un cenno al corpo degli alpini. Vi sono poi oggetti di comune utilizzo, dai cucchiai alle gavette, dal calamaio alle ampolline con le medicine che usavano i soldati in trincea, reperti raccolti personalmente da Diego Sartori sulle nostre montagne, sia sul fronte italiano sia su quello austriaco. E vi sono strumenti come le feritoie all’istrice, le pinze, bombe granate e munizioni. Una parte è costituita di documenti prestati dai podenzanesi, lettere, cartoline (Nicola Scotti ha fornito una sua personale collezione), ricordi dei loro antenati, un’altra da carteggi e manifesti trovati negli archivi del paese. «Abbiamo pensato – ha riferito Paraboschi – che i podenzanesi avrebbero potuto comprendere meglio quella che è stata la guerra se avessero potuto toccare con mano ciò che i loro antenati avevano fatto. Così vi è un carteggio tra il Comune di Podenzano e i vari interlocutori, Prefettura, Croce Rossa, associazioni di volontariato, le famiglie ». Un settore, inoltre, è relativo ai profughi, ai dispersi, ai prigionieri e ai caduti che anche Podenzano ha subìto, ed uno dedicato alla propaganda e alle benemerenze. «Che questa mostra – ha commentato il sindaco Alessandro Piva – sia un insegnamento per i giovani perché quello che è successo un secolo fa non si ripeta oggi». L’ingresso è libero. Oggi, lunedì e martedì sarà aperta dalle 19 alle 23, mentre domenica 26 tutto il giorno. Nell’occasione è stata inoltre inaugurata l’esposizione fotografica di coloro i quali hanno partecipato al concorso Obiettivo Podenzano sul tema “La vita è bella”, il cui vincitore, e gli autori con menzione speciale, saranno premiati lunedì sera sul palco della nuova piazza alle 21. Nadia Plucani

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14/07/2015

«Identità europea anche dalle trincee»

A Sarmato il generale Giorgio Battisti ha ricostruito la storia della Grande Guerra

SARMATO - È stata una vera e propria lezione di storia sulla Grande Guerra quella andata in scena nei giorni scorsi a Sarmato nella sede del Gruppo Alpini. A tenerla il generale di corpo d’armata Giorgio Battisti che, dopo l’accademia militare, ha condotto diverse missioni internazionali nell’ambito della Nato tra cui quelle in Bosnia, Somalia e in Afghanistan nell’operazione Enduring Freedom, scattata all’indomani del crollo delle Torri Gemelle. Una presenza d’eccezione, salutata con calore dalle Penne nere locali e dal sindaco Anna Tanzi. «È un onore ospitarlo tra noi e affidargli la ricostruzione della memoria della prima guerra mondiale a cent’anni di distanza da quel tragico evento», ha affermato la prima cittadina. «Pochi conoscono la storia dei giovani inviati al fronte mal armati anche perché spesso non viene insegnata al meglio, ma la loro è stata una testimonianza importante: quella di ragazzi che hanno dato la vita per ideali grandi come Patria e libertà per cui non possono essere dimenticati ». Conoscere il passato - secondo la Tanzi - è il presupposto fondamentale per costruire il futuro. «Non dimentichiamo - ha aggiunto - che storie di violenza e morte come quelle della Grande guerra si ripetono ancora oggi a poca distanza da noi: per questo dobbiamo sensibilizzare le nuove generazioni e diffondere cultura». La parola è quindi passata al generale Battisti che ha ricordato, passo dopo passo, lo svolgimento del conflitto del ‘15-’18 definito come «l’ultimo del passato e il primo del futuro», appoggiato in molti Paesi da un forte spirito interventista. «Si è trattato di un evento determinante per la storia dell’Europa che fino al 1914 è stata il continente trainante nel mondo, mentre poi è diventata sempre più subordinata agli Stati Uniti», ha continuato. «Richiamandoci al valore e allo spirito di sacrificio dei soldati impegnati nelle trincee, dovremmo ritrovare la spinta e l’orgoglio per preservare la nostra identità italiana ed europea ». Ne è seguita una ricostruzione dettagliata degli avvenimenti che hanno segnato quegli anni tormentati. A sfidarsi, un esercito italiano «giovane, carente di preparazione, dalla limitata disponibilità di equipaggiamenti e armi, caratterizzato da una mentalità ottocentesca» e un’armata austriaca «tradizionalmente ben organizzata, disciplinato e dal forte spirito di appartenenza ». Complessivamente, nell’arco di quattro anni si sono contate 27 classi di leva chiamate alle armi, 68mila morti tra i nostri connazionali, 463mila mutilati e 100 mila feriti. Filippo Zangrandi

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13/06/2015

“Cent’anni fa...la Grande guerra”

Una mostra al centro culturale con materiali e immagini d’epoca

SAN NICOLÒ - “1915: cent’anni fa... la Grande Guerra”. Questo il titolo della mostra allestita presso il centro culturale di San Nicolò e visitabile proprio nei giorni della Fiera del Busslanein. Un’iniziativa patrocinata dal comune di Rottofreno e resa possibile grazie all’impegno di un gruppo di appassionati della storia del primo conflitto mondiale che ha operato in stretta collaborazione con gli Alpini della borgata. Attraverso pannelli esplicativi, libri, fotografie, documenti, lettere, cartoline, mappe, medaglie ed un’ampia collezione di reperti bellici dell’epoca, il visitatore viene condotto alla scoperta della Grande guerra e di quello che ha rappresentato per chi ha trascorso mesi di fatiche e stenti al fronte, ma anche per chi è rimasto a casa nella speranza di poter rivedere un giorno i propri cari partiti per terre lontane e sconosciute. L’evento, promosso nella ricorrenza del centenario dal conflitto, è organizzato grazie alla disponibilità di alcuni appassionati collezionisti lombardi - Daniele Lissoni, Davide Tonicello e Nathan Zimbaldi - a cui si è unita la passione del sannicolino Matteo Dell’Orto. “La mostra è composta da vere e proprie reliquie rimaste a testimonianza delle storie di tanti uomini che, insieme, hanno fatto l’unica storia della nostra nazione italiana”, spiega quest’ultimo. «Per i cittadini di Rottofreno o chi ha avuto le proprie radici in questo territorio, sarà possibile trovare tra i documenti visionabili il nome del nonno o di qualche lontano parente e, riportandolo alla memoria, rendere onore al suo sacrificio». Un poster appositamente creato per l’occasione ricorderà, in particolare, i caduti del comune e delle campagne limitrofe. «L’esposizione costituisce un omaggio importante a chi ha donato la vita per la Patria: è giusto che la memoria venga coltivata per impedire al tempo di cancellare il sacrificio di migliaia e migliaia di persone», spiega il capogruppo degli Alpini Giorgio Gnocchi che, con la sua associazione, ha sostenuto la realizzazione della mostra. «Ci auguriamo che quest’iniziativa possa cogliere l’interesse di tutti ed in particolare dei giovani: a cent’anni di distanza da quella tragica guerra, rappresenta un’occasione per riflettere e riconoscere come la libertà e la democrazia di cui tutti oggi godiamo traggano origine anche da quelle vite infrante per un ideale nelle trincee del Carso o in ogni altro luogo che abbiavisto un soldato cadere». La rassegna – ad ingresso gratuito – resterà aperta oggi, sabato, e domani, domenica, ad orario continuato dalle 9 e 30 alle 20 al fine di consentire il più alto afflusso di visitatori. Fil. Zan.

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25/05/2015

“W la solidarietà”, Perino invasa da 500 penne nere

Orazione dello storico Fiorentini e rancio alpino in baita

COLI - «Non si deve ignorare la Patria, non si può dimenticare la solidarietà. L’esempio di chi ci ha preceduto ci serve ancora oggi per vivere». L’alpino e storico Fausto Fiorentini ha tenuto l’orazione ufficiale del raduno sezionale degli Alpini di Perino, in occasione del 65esimo anniversario dalla fondazione del gruppo, tra i più attivi nel territorio provinciale, e dei cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale. Alla presenza delle più alte cariche civili e militari della Valtrebbia, e di fronte a circa cinquecento Penne nere, capitanate dal presidente della sezione di Piacenza, Roberto Lupi, e dal capogruppo Luciano Mazzari, gli alpini hanno sfilato per le vie del paese, fino a piazza dell’Unione, dimostrando ancora una volta tutto l’orgoglio di essere e sentirsi alpini: non sono mancati, nel corteo, anche i figli e i parenti degli alpini che sono “andati avanti”, pronti a percorrere la strada, con gli occhi lucidi, tenendo forte tra le mani il cappello del papà, del nonno o del marito. Dopo l’ammassamento e l’alzabandiera, è stato reso onore ai caduti in piazza Gazzola, fino all’ammainabandiera con rancio alpino consumato nella splendida baita in legno che gli alpini hanno realizzato qualche anno fa. Durante il momento solenne, sono stati premiati alcuni volontari: dalle mani di Lupi, è stato consegnato un riconoscimento a Gianfranco Veneziani, segretario del gruppo Alpini di Perino; l’alpino Angelo Mazzocchi ha ricevuto il premio dal sindaco di Coli, Luigi Bertuzzi; l’alpino Angelo Ramini dal maggiore dell’esercito David Vannucci; l’alpino Pietro Mutinelli, che ha ricevuto omaggio dal presidente della sezione Alpini di New York, Luigi Covati. «Abbiamo cercato di rendere il paese il più bello possibile per accogliere questa manifestazione per noi molto importante – ha spiegato il primo cittadino, Bertuzzi -. Importante perché ci ricorda i nostri valori universali, invitandoci a non volere mai le guerre e i conflitti e a risolvere i problemi con il dialogo, la ragione, il confronto». «Penso che Perino non abbia mai visto così tanti alpini insieme – ha precisato Mazzari -. Siamo riusciti a fare un grande raduno e sono davvero orgoglioso dei miei alpini. Non si sono mai tirati indietro, lavorare con loro significa riuscire a realizzare importanti obiettivi. Anche la nostra baita, ad esempio: farla e costruirla è stato come toccare il cielo con un dito, per me. I miei alpini hanno volontà, dimostrano di saper fare, non si tirano mai indietro». malac.

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Perino, raduno sezionale per il 65°del Gruppo Alpini

Stasera il concerto di cori ai Teatini

PERINO - (fri) La Sezione Alpini di Piacenza festeggia il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e lo fa domani a Perino nel 65° anniversario della fondazione del locale gruppo di penne nere. Per l’occasione il presidente Roberto Lupi assieme al capo gruppo Luciano Mazzari ha convocato un raduno sezionale. Il programma di domani prevede alle ore 9,15 l’ammassamento dei vari gruppi provenienti da tutta la provincia in piazza dell’Unione. Sul posto sarà allestito anche un piccolo rinfresco di benvenuto. Alle ore 9,30 l’alzabandiera e la sfilata dei vari gruppi nelle vie del paese. Alle ore 10 la messa nella chiesa parrocchiale di Perino. Il raduno proseguirà alle ore 11 con gli onori ai Caduti in piazza P. Gazzola e l’Orazione ufficiale tenuta dall’alpino professor Fausto Fiorentini. Alle ore 12 la sfilata in piazza dell’Unione, l’ammainabandiera e il rancio alpino consumato presso gli stand vicino alla baita del locale gruppo, oppure, a prezzo convenzionato, in due ristoranti della zona. FESTA GRANDA: IL LOGO Rientrano nel Centenario della Grande Guerra anche le iniziative che la Sezione Alpini di Piacenza ha organizzato per oggi. Questa mattina alle ore 11 a Castelsangiovanni in municipio, in collaborazione con l’amministrazione comunale, la presentazione del logo e del manifesto della Festa Granda del prossimo settembre. STASERA I CORI AI TEATINI Questa sera a Piacenza, nella sala dei Teatini, il concerto dei cori organizzato dal Cai (Club alpino italiano) con inizio alle ore 20,30. Per tutta la giornata di oggi ai Teatini rimane aperta la mostra sulla Prima Guerra Mondiale organizzata dalla Sezione alpini di Piacenza che collabora così all’iniziativa.

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08/05/2015

Agazzano, gli alpini ricordano i cento anni della Grande guerra

AGAZZANO - (mm) Le penne nere di Agazzano hanno ricordato la Grande guerra. A cento anni da quei tragici fatti gli alpini della sezione agazzanese hanno organizzato una serata al centro parrocchiale che ha avuto come ospito Ruggero dal Molin. Si tratta di uno storico, nonché alpino, il quale durante la serata agazzanese ha presentato il libro “In guerra con il 6° reggimento alpini”. Si tratta di una sorta di diario di guerra che raccoglie le memorie dell’alpino Giocondo Bonotto, che faceva parte del Battaglione Bassano. Il relatore, che da un trentennio raccoglie e studia documenti relativi agli alpini e alle guerre che hanno caratterizzato il Novecento, ha colto l’occasione per raccontare al pubblico la storia delle penne nere e il loro contributo, spesso fatto di sangue, durante la guerra di Libia fino ai due conflitti mondiali. La serata, organizzata dal locale gruppo alpini, è stata inoltre l’occasione per ricordare l’impegno delle penne nere all’interno della comunità locale per mantenere viva la memoria di quegli accadimenti. Nei mesi scorsi gli alpini di Agazzano hanno ad esempio incontrato gli scolari delle elementari e gli alunni delle medie con cui hanno rievocato le vicende legate alla Grande Guerra. Al termine della serata al centro parrocchiale il vice capogruppo Emanuele Boccellari, a nome di tutte le penne nere di Agazzano, ha consegnato al relatore, Ruggero dal Molin, una scultura che riassumeva tutti i simboli alpini. La scultura era opera di Luigi Razzini. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Agazzano Lino Cignatta e il presidente provinciale dell’Ana Roberto Lupi i quali hanno espresso un plauso all’impegno degli gruppo alpini di Agazzano che il prossimo 28 maggio, in collaborazione con il Cai, porteranno i ragazzi delle scuole medie in gita sul Pasubio. Il 20 e 21 giugno la sezione agazzanese chiamerà a raccolta i suoi iscritti e tutti i simpatizzanti in occasione della festa annuale che vedrà ospiti ad Agazzano, tra gli altri, i cantori del coro Ana di Parma. Nelle settimane scorse una delegazione di penne nere agazzanesi è stata ospite del gruppo di Paderno del Grappa, in provincia di Treviso, durante l’inaugurazione di un monumento dedicato agli alpini. In quell’occasione, durante la quale era presente anche il presidente nazionale Sebastiano Favero, agli alpini di Agazzano è stato fatto dono di due quadri con foto del primo conflitto mondiale che erano state appositamente riprodotte dal “Corriere della domenica”.

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14/04/2015

Dalla ricerca sui caduti sarmatesi verrà ricavato presto un volume

Le loro storie ricostruite dagli alunni delle medie

SARMATO - (crib) «Per non dimenticare »: queste parole, scolpite nella pietra della colonna commemorativa sulla cima del monte Ortigara, sono state riprese dagli Alpini di Sarmato come slogan per una serata in ricordo dei compaesanti caduti e dispersi nella Grande Guerra. Alla presenza del presidente della sezione Ana Roberto Lupi e di altri membri del direttivo è stata presentata una ricerca realizzata dalla biblioteca e dalle scuole medie di Sarmato. Al nome di di ogni caduto sarmatese, un ragazzo ha risposto: «Presente! ». «Lo faremo fino al 2018 in ogni manifestazione, per ricordare il sacrificio di chi cadde nella Prima Guerra Mondiale» spiega il capogruppo locale Sesto Marazzi. «L’idea è dell’Ana nazionale e ci sembra giusto che a rispondere all’appello siano i giovani, in un ideale passaggio del testimone ». Il bibliotecario Gianluca Misso ha illustrato il lavoro fatto nel 2011 dai ragazzi di 2ªA con l’insegnante Giuliana Daparma. «Ci spiacque, allora, dover lasciare tutto il materiale in formato digitale » ricorda Misso. «Ora, grazie al contributo degli Alpini, sarà raccolto in un volume distribuito gratuitamente ai sarmatesi e messo in vendita nelle edicole e librerie. Se qualche cittadino volesse contribuire liberamente alle spese o avesse nuovo materiale da aggiungere sui propri caduti, può rivolgersi in biblioteca». I ragazzi hanno raccolto i nomi dei caduti dalla lapide del cimitero e poi approfondito le loro vicende consultando i fogli matricolari e l’Albo d’Oro dei Caduti. Per ciascuno di essi – ad esclusione di Pietro Tosca, di cui non si hanno notizie – hanno raccolto informazioni anche andando a intervistare parenti e raccogliendo foto o cartoline. Sono spuntate anche commoventi lettere dal fronte. «Non vedo l’ora – scrive un sarmatese all’amata – di stare qualche giorno in tua compagnia». I caduti sarmatesi avevano un’età media di 28 anni e una statura media di un metro e 67 centimetri. Quasi l’80% di loro era alfabetizzato. In gran parte erano contadini, ma c’era anche qualche bifolco, colono, “forcaiolo” e “mattonaio”. Per l’80% erano soldati semplici, molti appartenenti alla fanteria. La serata è proseguita con canti in tema, eseguiti dal gruppo di ottoni della banda musicale Orione di Borgonovo: Monte Nero, Trenta soldi, Addio mia bella, addio, Era una notte che pioveva, La leggenda del Piave e Signore delle Cime. Poi il Silenzio a chiudere la serata. «Nel centenario della Grande Guerra – sottolinea il presidente Lupi – intendiamo lavorare con i giovani, perché nulla venga dimenticato e stiamo entrando in tante scuole». Il sindaco Anna Tanzi – presente col parroco don Silvio Cavalli – ha ricordato il sacrificio di «piccoli uomini che hanno fatto grandi cose e dato la vita per un ideale».

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03/04/2015

Sarmato, la ricerca della scuola media sulla Grande Guerra diventerà un libro

Venerdì 10 aprile proiezione del cd, a maggio il viaggio nei luoghi del conflitto

SARMATO - La ricerca delle scuole medie diventa un libro: grazie al contributo degli Alpini, il lavoro di approfondimento storico sui caduti sarmatesi nella Prima Guerra Mondiale sarà rilegato in volume e consegnato gratuitamente ai cittadini del paese. La novità sarà annunciata pubblicamente venerdì 10 aprile nel corso di una serata in ricordo dei caduti della Grande Guerra che si celebrerà sotto al portico della sede degli Alpini di Sarmato, organizzata dalle stesse penne nere con il Comune, la biblioteca comunale e l’Anspi San Giovanni Bosco. Tutto nasce dalla ricerca “Ragazzi sarmatesi alla guerra del ‘15-’18”, realizzata nel 2011 dall’allora classe 2A media. «Su richiesta dell’Archivio di Stato, abbiamo cercato tra l’anagrafe, i fogli matricolari o l’albo d’oro dei caduti per trovare traccia dei sarmatesi morti o dispersi in guerra» spiega il bibliotecario Gianluca Misso. «Quella ricerca è diventata un cd che sarà proiettato venerdì sera alla cittadinanza ma soprattutto, grazie agli Alpini, diventerà un libro. E se qualche cittadino avrà altro materiale da fornirci o precisazioni da fare, allargheremo e integreremo la ricerca. Inoltre, il prossimo maggio, i ragazzi delle medie faranno un viaggio nelle zone della Grande Guerra, tra Trento e il monte Grappa». «Abbiamo finanziato volentieri il libro perché è un documento che rimarrà ai posteri» spiega il capogruppo degli alpini sarmatesi Sesto Marazzi. «Il volume sarà inviato anche alla Sede Nazionale Alpini che ha indetto un concorso sulla rievocazione della Prima Guerra Mondiale e il ricordo dei loro caduti. I ragazzi delle scuole e la biblioteca ci hanno così sollevato da un lavoro di ricostruzione storica che sarebbe toccato a noi». Il libro sarà venduto nelle librerie della zona ma consegnato gratuitamente ai sarmatesi interessati, presumibilmente in occasione delle celebrazioni del 4 novembre: per far questo, gli alpini sono alla ricerca di finanziatori o cittadini che vogliano sostenere economicamente il progetto con un’offerta. Anche per questo il volume – ancora in fase di ultimazione dei testi – sarà annunciato venerdì sera al portico degli alpini in una serata dal titolo “Per non dimenticare”. L’evento non sarà solo un momento di ricordo ma una vera e propria celebrazione per i caduti, alla quale parteciperà anche il presidente Ana provinciale con il suo consiglio. «Per questo motivo si seguirà il nostro cerimoniale, con la preghiera dell’alpino, l’alzabandiera e il Silenzio» aggiunge Marazzi. «Si inizierà alle 21 con la visione del filmato realizzato dalle scuole e successivamente, alle 21.45, il gruppo bandistico Don Orione proporrà diversi brani e canzoni della Prima Guerra Mondiale o che spesso venivano cantate in trincea, assieme alla lettura delle lettere dal fronte. In quest’occasione, come vorremmo diventasse tradizione anche per altre celebrazioni, leggeremo i nomi di tutti i caduti sarmatesi e per ognuno di questi si risponderà “Presente! “». Apprezzamento anche dal sindaco Anna Tanzi che ha ricordato il valore culturale della biblioteca e quello di chi, come gli Alpini, ha vissuto in prima persona la guerra. Cristian Brusamonti

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01/2015

AD AGAZZANO SERATA COMMEMORATIVA PRIMA GUERRA MONDIALE

Interessante e molto apprezzata la serata, ottimamente organizzata, in commemorazione del centenario della Prima Guerra Mondiale dal titolo: “Gli alpini raccontano… la Grande Guerra”. È stato presentato il libro “In guerra con il Sesto Reggimento Alpini”; un magnifico affresco dell’epopea degli Alpini e le loro imprese sui terribili campi di battaglia della Grande Guerra con l’avvincente diario di Giocondo Bonotto alpino del Battaglione Bassano Medaglia d’Argento al V.M. sul Monte Ortigara. Era presente l’autore Ruggero Dal Molin di Bassano del Grappa, storico ed esperto della Prima Guerra Mondiale. Il Gruppo Alpini di Agazzano, in occasione delle commemorazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, comincerà un percorso espositivo, a cui seguiranno altre iniziative per conferire un doveroso riconoscimento ai testimoni di questa triste pagina della storia d’Italia. Antonio Mantova

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01/2015

APPUNTAMENTO ALLE SCUOLE MEDIE DI AGAZZANO SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il 20 gennaio 2015, gli alpini di Agazzano hanno fatto visita alle scuole medie per una lezione riguardante gli eventi che hanno caratterizzato la prima guerra mondiale. Per l’occasione erano presenti oltre al vice capo gruppo Emanuele Bocellari, il responsabile centro studi della nostra sezione Carlo Veneziani, il consigliere di vallata Enrico Bergonzi, lo storico ed esperto della grande guerra Giuseppe Bianchi oltre ad alcuni alpini del gruppo. Dopo questa seguiranno altre iniziative rivolte alle scuole sia elementari che medie per dare il giusto risalto alle commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale.

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01/2015

IL TERRITORIO ENTRA NELLA SCUOLA

La Scuola Media di Gragnano Trebbiense, nell’ambito dell’ Offerta formativa, ha proposto ai ragazzi delle due terze una serie di incontri con i rappresentanti dell’ANA di Piacenza per ricordare gli eventi storici ma anche per condividere il senso di solidarietà sociale che li porta ad agire sul territorio, in aiuto alla popolazione. La collaborazione culturale con gli alpini fa parte di un progetto che coinvolge tutte le discipline scolastiche: “Mille papaveri rossi - Per non dimenticare i caduti della prima guerra mondiale. La storia nelle canzoni degli alpini” e che si articola a scadenza mensile fino a fine Maggio, data nella quale verrà attuata una visita di istruzione alle trincee di Bassano del Grappa. Il primo incontro è avvenuto a metà febbraio con la presenza degli alpini: Carlo Veneziani, responsabile del Centro studi ANA di Piacenza, Carlo Magistrali, giovane appassionato ricercatore di reperti storici ed Enrico Bergonzi, consigliere responsabile di vallata. I ragazzi hanno seguito con molto interesse e partecipazione, come si evince dalle parole dirette di alcuni allievi presenti all’incontro e qui riportate: “Questa mattina, nella nostra classe, sono venuti tre alpini ad illustrarci alcuni episodi riguardanti la Prima Guerra Mondiale. Per fare in modo che ci rendessimo conto di come era la vita in trincea durante la Prima Guerra Mondiale abbiamo visto delle immagini dei soldati, degli edifici prima e dopo i bombardamenti, di come si modificava l’ambiente dopo le battaglie dove venivano utilizzati cannoni e bombe. Mentre scorrevano le immagini ci è stata raccontata la fatica, il sacrificio, le difficoltà e il dolore della vita in guerra ed in particolare lungo le trincee in montagna, nei luoghi di confine dove gli alpini erano chiamati a combattere. Oltre al dramma dei bombardamenti, delle battaglie che fecero numerosissime vittime, vi era la fame che stremava gli uomini già provati dalla fatica degli spostamenti, dagli scavi per costruire trincee o passaggi per aggirare il nemico. Le malattie, causate dalla scarsa igiene personale e dei luoghi in cui erano costretti a vivere. Ci sono stati mostrati anche alcuni reperti bellici, che ancora oggi è possibile trovare nei luoghi di guerra, come bossoli, bombe, mine (italiane, austriache e tedesche), filo spinato che proteggeva le trincee, frammenti di lattine che contenevano cibo, borracce, frammenti di ampolle contenenti inchiostro. Ci è stato raccontato che i muli erano molto importanti e venivano utilizzati per il trasporto e i lavori di fatica. Le donne, che in un primo momento, erano completamente escluse da ogni attività iniziarono a sostituire gli uomini in ogni settore della vita quotidiana e divennero anche fondamentali nella cura dei feriti; le crocerossine vennero presto soprannominate “angeli degli ospedali”. I racconti mi hanno molto interessata, sono stati un’approfondimento molto importante che ci ha permesso di rendere più reale e sentire più vicino a noi il periodo storico che stiamo studiando. Ascoltando le parole degli alpini mi sono trovata a riflettere su come giovani ragazzi si sono sacrificati per difendere il loro paese, trascorrevano lunghi periodi lontani da casa, senza alcuna certezza di ritornare e trovare ancora quello che avevano lasciato.” (Francesca Caviati, 3H) “Ci è stato detto che i familiari mandavano cibo fatto in casa ai combattenti i quali, normalmente, mangiavano cibo in scatola e, dall’involucro di ferro della confezione, ricavavano utensili o elementi protettivi. Il sig. Magistrali ci ha anche spiegato le tecniche di attacco dei soldati.” (Alessandra Schiavo, 3G) “L’incontro è stato interessantissimo ed altamente istruttivo perché ci ha permesso di entrare in contatto diretto con gli alpini e di rivivere le gioie e le paure dei soldati che combattevano al fronte. Particolarmente efficace, secondo me, è stata l’osservazione dei reperti storici in quanto abbiamo “toccato con mano” e vissuto, almeno per qualche istante, come se fossimo stati presenti al fronte anche noi.” (Gabriele Molinari, 3H). “Quando erano nelle trincee, i soldati, prima dell’assalto erano soliti recitare preghiere e talvolta, per distrarsi, cantavano. Uno dei prossimi incontri, infatti, prenderà in considerazione i valori espressi nei canti più diffusi tra i soldati e arrivati fino a noi.” (Nadia Ouzine, Aminata Toure, 3H) Federica Sogni

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01/02/2015

Alpini, quattro anni per la Grande Guerra

Conferenze, gite, monumenti ripuliti per non dimenticare

Un calendario di iniziative per non dimenticare la Grande Guerra e tutto ciò che ha significato per l'Italia e gli italiani. A presentarlo sono gli alpini della Sezione Ana di Piacenza con il proprio presidente Roberto Lupi, il vice presidente Gianluca Gazzola e il referente per il Centro studi Ana Piacenza, Carlo Veneziani. «Vogliamo ricordare la Grande Guerra con una serie di iniziative nell'arco di quattro anni, dal 2015 al 2018» spiega il presidente Lupi. «Non festeggiamo la Grande Guerra che è stata una tragedia immane per tutti - ci tiene a precisare - ma lo facciamo in primis per ricordare coloro che sono caduti, che sono "andati avanti", come diciamo noi alpini, e che hanno donato la loro vita per la Patria». «Poi perchè vogliamo ricordare ai giovani di oggi - continua - quale tragedia è stata la Prima Guerra Mondiale, per sensibilizzarli affinchè queste cose non possano più succedere». Quattro anni in cui la sezione piacentina delle penne nere è mobilitata per organizzare eventi ed iniziative di formazione. Nel 2015 in particolare le attività si dispiegano lungo quattro filoni: gli interventi con le scuole, il recupero dei monumenti ai Caduti della Grande Guerra presenti in tutta la provincia, le uscite sui luoghi più significativi della Grande Guerra e le serate celebrative.
Le scuole. «Non andremo a parlare di storia - dice Veneziani, referente per il Centro studi della sezione di Piacenza - ma vorremmo suscitare la curiosità dei ragazzi verso aspetti della Grande Guerra che si sono verificati anche sul nostro territorio; vorremo farli riflettere, ad esempio, sul ruolo delle donne che presero il posto degli uomini nella società civile essendo gli uomini tutti al fronte, sull'impulso che ebbe la medicina in presenza di ferite e malattie nuove dei soldati nelle trincee. Poi la propaganda, il finanziamento delle spese militari... ». Si partirà l'8 febbraio con la scuola media di Gragnano. Gli studenti saranno coinvolti con quattro incontri in cui vedranno filmati e diapositive. Faranno anche un'uscita didattica sul Monte Grappa e, al termine del percorso, allestiranno una piccola rappresentazione teatrale. «Naturalmente siamo disponibili a replicare il progetto per tutte le scuole e le classi che ce lo chiederanno» osserva Veneziani. Anche la sede nazionale dell'Ana (Associazione nazionale alpini) ha promosso un concorso riservato alle scuole. E' stato chiamato "Il milite non è più ignoto".
I monumenti. «Il recupero è già partito alcuni mesi fa - evidenzia Gianluca Gazzola, uno dei due vice presidenti della sezione alpini di Piacenza - con il ripristino del monumento di Pigazzano. A noi alpini piacerebbe che questi monumenti fossero più conosciuti sui territori in cui insistono. Per questo abbiamo pensato a ricerche con gli studenti delle scuole: partiamo dai nomi scolpiti sulle lapidi per arrivare alle storie di queste persone e alle storie dei loro paesi alla luce della tragedia della Prima Guerra mondiale».
Le serate e gli eventi. Al monento sono definite quella del 23 maggio a Piacenza, ai Teatini, in collaborazione con il Cai (Club alpino italiano): un concerto di cori ed una mostra sulla Grande Guerra. Saranno esposte fotografie e divise dell'epoca. Il 24 maggio, anniversario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, si terrà un raduno sezionale a Perino organizzato dal gruppo alpini di Perino. Il 23 ottobre a Piacenza, ai Teatini, una serata sempre dedicata alla Prima Guerra Mondiale, con programma da definire.
Le uscite. La prima sarà il 31 maggio con i ragazzi della scuola alpinistica del Cai a Cima Grappa. Poi il 6 e 7 giugno in un luogo simbolo da definire (ad esempio Redipuglia). Vi potranno partecipare non solo gli alpini e i soci Cai ma tutti i cittadini che lo vorranno. Informazioni sul programma delle celebrazioni si potranno attingere di volta in volta dal sito www.anapiacenza.it.


Federico Frighi

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12/2014

PIGAZZANO: INAUGURAZIONE DEL RESTAURATO MONUMENTO AI CADUTI

Calorosamente accolte dagli abitanti del paese, addobbato a festa con tricolori da ogni parte, alcune centinaia di alpini giunti a PIGAZZANO per assistere all’inaugurazione del restauro al monumento ai caduti. Dopo l’ammassamento, il corteo iniziato, in prossimità della piazza, ha raggiunto la chiesa parrocchiale per assistere alla messa celebrata dal cappellano Don Stefano Garilli con l’ausilio del diacono Emilio Boledi. Erano presenti rappresentanze dei vari gruppi alpini con i rispettivi gagliardetti, preceduti dal vessillo sezionale scortato dal presidente Roberto Lupi e da diversi consiglieri, dal gonfalone della Provincia con il presidente Massimo Trespidi, da quello del comune di Travo con il sindaco Lodovico Albasi, il primo cittadino di Piacenza Paolo Dosi con altri sindaci della nostra provincia, l’assessore Regionale Paola Gazzolo e il comandante della stazione dei carabinieri di Rivergaro Roberto Guasco. Terminata la liturgia è avvenuto lo scoprimento della statua del Cristo restaurata, sita di fianco alla chiesa, posata nel 1922 per ricordare i giovani che hanno perso la vita per la Patria durante la Grande Guerra ai quali sono state aggiunte altre vittime del 2° conflitto mondiale. Dopo la benedizione al monumento sull’ampio spazio della terrazza adiacente sono seguite le allocuzioni a cominciare dal presidente Lupi che ha ringraziato tutti i volontari e tutti coloro che hanno contribuito all’ottimo restauro del monumento, ricordando ai presenti che questo è il primo di una serie di eventi programmati dalla sezione di Piacenza per commemorare il centenario della Grande Guerra, quindi il sindaco Albasi ha espresso la sua gratitudine agli alpini e all’associazione “Amici di Pigazzano” per la loro preziosa collaborazione. A seguire Dosi, sindaco d Piacenza, portando il saluto dell’amministrazione ha ricordato quale sia l’importanza dei monumenti e delle stele commemorative quali testimonianze da conservare e preservare dall’usura del tempo perché ne sia sempre ricordato e valutato il significato. Trespidi, presidente della Provincia, ha sottolineato che le guerre sono manifestazioni di furia, brutalità, soprusi e altro, siccome la violenza non si combatte con altra violenza, per far prevalere la pace, sarebbe necessario riuscire a far convivere persone diverse nell’obiettivo comune della crescita del proprio Paese. Ha chiuso la serie degli interventi l’assessore regionale Paola Gazzolo che dal canto suo ha voluto evidenziare con forza che dopo i due pesanti conflitti mondiali l’Europa vuole e deve improntare il suo futuro sulla pace. D.L.

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01/09/2014

 

L'abbraccio alla statua restaurata

A Pigazzano centinaia di alpini e un'intera comunità attorno al monumento
Era stato inaugurato nel ‘22 per ricordare i caduti della Prima guerra mondiale

 

pigazzano - E' stato un vero e proprio grido di pace quello che si è alzato forte ieri mattina dalla terrazza di Pigazzano. Un appello lanciato al termine della messa, celebrata da don Stefano Garilli con l'assistenza del diacono Emilio Boledi, nel giorno in cui un'intera comunità si è ritrovata attorno al monumento ai caduti tornato a nuova vita grazie all'impegno degli alpini della sezione di Piacenza.
Il Cristo che abbraccia le giovani vite spezzate era stato posato nel 1922 per ricordare i ragazzi che hanno perso la vita nella Grande guerra, di cui proprio quest'anno ricorre il centenario. Un Cristo che, solo vent'anni più tardi, ha accolto altri giovani, quelli che hanno sacrificato la propria vita nel corso del secondo conflitto mondiale e nella lotta partigiana.
Ieri, in un paese bardato a festa con le bandiere tricolori ai balconi e alle finestre, centinaia di Penne nere si sono ritrovate per quello che ha rappresentato «il primo evento promosso dalla sezione di Piacenza per ricordare i 100 anni dalla guerra del 1915-‘18», ha ricordato il presidente dell'Ana piacentina, Roberto Lupi, ringraziando i volontari e tutti coloro che hanno contribuito al restauro del monumento. Parole a cui si sono aggiunte quello del sindaco di Travo, Lodovico Albasi, che ha ribadito il suo riconoscimento agli alpini e lo ha esteso all'associazione "Amici di Pigazzano" per l'importante collaborazione prestata.
«Il marmo dei monumenti - ha aggiunto il primo cittadino di Piacenza Paolo Dosi, portando il saluto del suo comune - porta con sé un'eloquenza silenziosa e potente: ogni volta che leggiamo i nomi dei caduti lì impressi, il dolore del singolo si intreccia alla memoria come valore sociale. Le stele commemorative sono traccia di una storia da difendere dai segni del tempo e dall'indifferenza». Per questo, Dosi ha annunciato la prossima presentazione di un volume riportante il censimento dei circa 900 monumenti presenti nel piacentino, curato dalla Soprintendenza ai beni storici e artistici.
«Dopo le guerre che l'Europa ha vissuto, dovremmo essere più determinati a porre fine a tanti conflitti che affliggono il pianeta», ha aggiunto il presidente della provincia Massimo Trespidi. «Di fronte a quello che sta accadendo oggi nel mondo, non possono essere i bombardamenti e la violenza a fermare altra violenza: serve un'azione internazionale per far valere la pace, la capacità di far convivere persone diverse nell'obiettivo comune della crescita del proprio Paese».
«Facendo tesoro del sacrificio di migliaia di caduti delle guerra mondiali - ha chiuso l'assessore regionale Paola Gazzolo - all'indomani dell'ultimo conflitto l'Europa ha voluto fondare il suo futuro su un unico presupposto: la pace. Quella pace che manca in tanti luoghi del mondo e per la quale l'Italia è chiamata ad impegnarsi su scala internazionale. Quella pace che dobbiamo alle future generazioni».


Filippo Zangrandi

 

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30/08/2014

 

Monumento caduti restaurato da alpini

 

TRAVO - (crib) Ci hanno messo passione e impegno, dedicando il proprio tempo libero per il servizio della comunità: da qualche giorno, il monumento ai caduti di Pigazzano è stato rimesso a nuovo e restaurato da una parte del gruppo alpini di Travo. Domani mattina, a partire dalle ore 10, ci sarà la cerimonia inaugurale. Grazie alle penne nere che hanno ripulito il monumento - con il contributo della proloco Amici di Pigazzano - si potrà celebrare degnamente il ricordo di chi non c'è più a cent'anni dall'inizio della Grande Guerra. Domani mattina, gli alpini si ritroveranno nella piazza del paese alle 10 del mattino e da lì formeranno un corteo che raggiungerà il monumento per l'alzabandiera, alle 10,30. Seguirà la Santa Messa alle ore 11, la deposizione di una corona e gli onori ai caduti, il saluto delle autorità (ore 12) e infine un rancio alpino agli stand della Pro loco.

 

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